GABRIELE PAPI
Cronaca

I patrioti cesenati, eroici e scanzonati

Durante i festeggiamenti per l’Unità d’Italia, a chi urlava ‘Evviva Cavour’ il garibaldino Valzania rispondeva ‘Cut ciapess e cimur’

I patrioti cesenati, eroici e scanzonati

I patrioti cesenati, eroici e scanzonati

20 giugno 1959. La bandiera tricolore sventolava sul balcone del Municipio. Le guarnigioni svizzere, i mercenari del Papa Re, da alcuni giorni avevano lasciato a Cesena. Una giunta civica aveva assunto il potere in città dichiarando decaduto il governo pontificio che per oltre tre secoli aveva sottomesso e attardato le Romagne. I simboli della dominazione papale venivano abbattuti.

In quei giorni frementi il cesenate Eugenio Valzania, garibaldino d.o.c (che negli anni successivi sarebbe stato il potente ‘sindaco ombra’ di Cesena) era già sfilato per le vie del centro cavalcando un cavallo bianco tra la gente plaudente e dimostrando anche in quella occasione il suo piglio da leader. Se qualcuno urlava evviva Valzania lui rispondeva subito: ‘che e jevul (che il diavolo) se lo porti via’: Se qualcun altro gridava ‘evviva Cavour’, lui lo rimbeccava: ‘cut ciapèss e cimùr’ (che ti prendesse il cimurro).

Su Cesena si affacciava allora l’alba dei Risorgimento: causa ideale cui la nostra città aveva offerto un bel contributo, talvolta doloroso. Basti pensare al maxi processo Rivarola (1825), dal nome del reazionario cardinale mandato in Romagna a reprimere le sette liberali: dei 513 imputati davanti al tribunale speciale pontificio, 42 era cesenati tra cui, solo per fare qualche nome, Pier Maria Caporali, Edoardo Fabbri, Sante Montesi: tutti condannati alla ‘detenzione perpetua’. Ancora peggio era andata per il patriota cesenate Leonida Montanari giustiziato a Roma in Pazza del Popolo il 23 settembre 1825 insieme all’amico Andrea Targhini, anch’egli cesenate per parte di madre: non avevano ucciso nessuno. Avevano bensì ‘dato una lezione’ ad una spia pontificia che si era infiltrata nel loro gruppo libertario.

Tra le numerose lapidi, lo spirito dei tempi, che in città ricordano ancora quei nostri primi, coraggiosi e autentici patrioti (bella parola oggi spesso abusata) ricordiamo la lapide più ‘mangiapreti’ della città: quella dedicata a Vincenzo Fattiboni e posta quasi sopra la storica tabaccheria Giannini, presso i Giardini Pubblici, in Corso Garibaldi.

Poiché non tutti hanno occhi da poiana, la trascriviamo integralmente.’La Santità di Pio VII felicemente regnante/ e la Congregazione criminale dei Reverendissimi Monsignori/ invocato il divino aiuto/ condannavano alla morte civile Vincenzo Fattiboni/ reo di avere consacrato la forte giovinezza/ precursore e apostolo/ alla libertà/ All’eroica sposa e alle sue innocenti creature che dal Dio cattolico e dal vicario Leone XII la pietà invocavano/ rispose la mannaia a Roma e la forca a Ravenna/ Ma gli dei e i loro pontefici invecchiano e muoiono/ La Patria la Libertà la Virtù restano/ così ammonisce la storia/ Ricordiamo / ad onorare il concittadino illustre/ nato in questa casa il 14 marzo 1786/ morto il 12 marzo 1850. Il popolo di Cesena nel settembre 1903 pose’ (iscrizione redatta da Giuseppe Caldi).

I n quella inaugurazione la banda suonò a tutto fiato l’inno di Mameli. Poi gran festa civile ai Giardini e brindisi a go go.