Il frutto dimenticato delle colline: "Ho riscoperto la ciliegia marciana. Ma dopo l’alluvione è in pericolo"

Adelmo Campana ha ripreso la coltivazione della storica varietà: "Mi riportano alla mia infanzia". Il tecnico Buscaroli: "Nella nostra zona c’è un patrimonio ricco e variegato che resiste ancora".

Il frutto dimenticato delle colline: "Ho riscoperto la ciliegia marciana. Ma dopo l’alluvione è in pericolo"

Il frutto dimenticato delle colline: "Ho riscoperto la ciliegia marciana. Ma dopo l’alluvione è in pericolo"

Alcuni la conoscono come ‘durone di Cesena’, altri come ‘ciliegia marciana’ o ‘marcianina’: è una varietà di drupacea coltivata esclusivamente sulle colline cesenati e appartenente, ormai, al lungo elenco dei cosiddetti ‘frutti dimenticati’, squisiti ricordi d’infanzia a poco a poco scomparsi. Dal secondo dopoguerra, infatti, i frutti antichi – a Cesena c’è anche la pesca ‘Bella’, recentemente riscoperta - hanno conosciuto un lento e silenzioso abbandono, rimpiazzati da varietà più produttive, accattivanti alla vista o di facile stoccaggio. Eppure, c’è ancora qualche agricoltore coraggioso che si impegna a tenere viva la memoria e a difendere questo patrimonio immenso di biodiversità dalla logica del profitto a ogni costo: uno di questi è Adelmo Campana, titolare – assieme al figlio Gianluigi – dell’azienda agricola Montelorenzone, a Santa Lucia di Cesena. Nei terreni di famiglia, Adelmo ha conservato alcuni alberi di ciliegia marciana. "Non volevo perdere la varietà perché mi riporta a quando ero bambino – racconta l’agricoltore -. La ciliegia marciana, con i suoi frutti di calibro medio-grande, croccanti e saporiti, era molto apprezzata: vigeva l’usanza di conservarla sotto spirito, per poterla gustare anche nei mesi invernali". Delle poche piante che Campana è riuscito a conservare, la maggior parte ha risentito, purtroppo, degli effetti dell’alluvione di un anno fa e, dalla scorsa estate, non ha più dato frutti. "Li stavamo aspettando con ansia – ammette – ma non perdiamo la fiducia per le prossime annate. La marciana è una varietà assai delicata, non a caso è stata abbandonata presto dalla frutticoltura industriale: al di là dell’alluvione e del fango che ha travolto i nostri terreni, parliamo di un frutto poco resistente alla pioggia e tendente a spaccarsi con facilità".

A spiegare nel dettaglio le caratteristiche della ciliegia marciana è Claudio Buscaroli, tecnico della società cesenate Ri.Nova e responsabile di numerosi progetti di valorizzazione di frutti antichi emiliano-romagnoli, tra cui la ‘Bella di Cesena’ e la mela rosa romana dell’Appennino. Dopo aver ripreso, dal suo sterminato archivio, un tomo del 1973, contenente una mappatura delle specie frutticole effettuata dall’Università di Bologna, lo studioso racconta: "Le nostre colline ospitavano numerose varietà di ciliegi, come il duroncino di Cesena o marcianina, il durone, la morandona, etc. Un patrimonio estremamente ricco e variegato: se non è ancora scomparso del tutto, lo dobbiamo proprio agli agricoltori di buona volontà, che hanno saputo conservarlo e, in molti casi, restituirgli nuova vita". A tal proposito, Buscaroli ricorda il caso della ciliegia corniola, anch’essa tipica delle colline cesenati e protagonista di un progressivo declino negli anni Sessanta – Settanta, a causa della bassa resa e del costo eccessivo della raccolta. "Negli ultimi anni, la produzione è tornata a crescere, grazie all’attività instancabile di valorizzazione condotta da alcuni agricoltori locali. L’auspicio è che ciò accada anche con la marciana: occorre, però, sensibilizzare i consumatori, ricordando loro l’importanza anche culturale di questi prodotti, frutto di una selezione attenta e di pratiche colturali condivise per centinaia di anni".

Maddalena De Franchis