Ricardo Pinela e Andrea Urciuoli, bloccati in Kuwait
Ricardo Pinela e Andrea Urciuoli, bloccati in Kuwait

Cesena, 2 dicembre 2018 - «Domenica sarete di nuovo arrestati». Si sono svegliati con questo messaggio ricevuto via Whatsapp da un agente di viaggio locale i due dipendenti della Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, Ricardo Pinela e Andrea Urciuoli, che si trovano bloccati in Kuwait dopo aver trascorso una notte in cella con l’accusa di furto di un macchinario da lavoro. «Andrea è un po’ nervoso», ci dice un familiare che è riuscito a mettersi in contatto con lui per pochi minuti. «Mi sento abbandonato dalle autorità italiane. Al cotnrario quelle portoghesi sono intervenute subito» ha detto al telefono con rabbia il cesenate.

AGGIORNAMENTO Andrea Urciuoli torna a casa

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«Adesso, assieme a Ricardo, il collega portoghese, sono rinchiusi in un appartamento. L’avvocato ha sconsigliato loro di parlare con terzi o di allontanarsi dal momento che sono controllati a vista. La vicenda è iniziata mercoledì 21 novembre e ha a che vedere con la ravennate Cmc impegnata nella costruzione di un quartiere residenziale nel paese del Golfo e accusata di avere un debito di 22 milioni nei confronti di società locali con cui aveva contratti di subappalto.

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«La Cmc– prosegue il familiare di Urciuoli – ha terminato il contratto di questo progetto in Kuwait richiamando in Italia persone che non servivano e spostando altra manodopera in altri cantieri. A questo punto Andrea e Ricardo sono stati rinchiusi in ufficio da alcuni operai che esigevano il loro stipendio di ottobre». Come informano altri colleghi dei due ‘bloccati’ in Kuwait, sarebbe normale che l’azienda abbia debiti perché «senza ricevere i pagamenti dal cliente – dicono – non possiamo pagare nell’arco di pochi giorni».

A questa prima reazione violenta degli operai, Ricardo Pinela ha risposto impegnandosi a pagare gli stipendi a circa 289 persone martedì 27 novembre, ma in attesa del pagamento sarebbero stati incendiati gli uffici locali della Cmc. A questo punto Urciuoli e Pinela avrebbero chiesto il supporto di guardie del corpo recandosi dagli operai con gli stipendi. Retribuito ogni singolo dipendente la Polizia locale avrebbe portato i due in commissariato. «Erano certi che una volta con gli agenti avrebbero potuto ricevere una certificazione degli avvenuti pagamenti ma i sub-appaltatori hanno sequestrato i loro visti e passaporti perché non lasciassero il Paese».

A questo punto Urciuoli, accusato anche di aver rubato un macchinario di perforazione, ha contattato il suo avvocato chiedendo l’intervento dell’Ambasciata italiana in Kuwait. «E’ stato però chiarito che il macchinario è ancora nel cantiere ma nonostante questo i due restano ‘in prigione’ in attesa di quello che accadrà nelle prossime ore», prosegue la fonte spiegando che i dipendenti della Cmc sarebbero stati imprigionati a loro insaputa e che per questa ragione avrebbero inviato un video a un loro amico in Italia per timore di essere del tutto isolati.

«Nel corso della loro prima detenzione – spiega il portavoce del cesenati – la Polizia consentiva ai sub-appaltatori di entrare in cella per richiedere la firma delle fatture. Al momento altre aziende locali starebbero cercando di prendere tempo per trovare nuove accuse a loro carico». Venerdì mattina, infine, un sms avrebbe comunicato ai rappresentanti della cooperativa romagnola presenti sul territorio che la situazione potrebbe complicarsi e che diverse sarebbero le minacce nei loro confronti. «Prima lasciano il Paese e meglio sarà per loro», conclude il familiare esortando le autorità italiane.