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16 mag 2022

La frutta sul mercato dalla ‘app’ al negozio

Durante la pandemia hanno aperto una piattaforma digitale, ora lanciano una catena di rivendite fisiche

16 mag 2022

Nel 2018 affittano i primi ettari di terreno e acquistano i macchinari agricoli con un capitale iniziale, da loro stessi definito ‘ridicolo’, di 20mila euro. Nel 2019 producono la prima verza, venduta poi all’ingrosso al mercato ortofrutticolo di Cesena. Ma i quattro ideatori della startup Green Project, tutti cesenati under 30, sognano in grande: il loro obiettivo è accorciare la filiera e abbattere i numerosi passaggi intermedi, portando direttamente frutta e verdura (e non solo) sulle tavole dei consumatori. Per realizzarlo mettono in piedi, alla vigilia della pandemia, una piattaforma web e un’app per ordinare i loro prodotti, consegnati a domicilio nelle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Sabato scorso hanno inaugurato il loro primo negozio fisico, in via Mazzini a Forlimpopoli e si preprano ad aprirne altri in Romagna e nelle altre zone dove sono presenti commercialmente. Al ‘Green Project store’ - questo il nome della bottega - si vendono non solo i frutti della loro azienda agricola (nel frattempo cresciuta fino a 10 ettari), ma anche altre specialità prodotte da aziende del territorio, fra cui birra, miele, farine, latticini e salumi. "In poco più di due anni siamo diventati il punto di riferimento di molte importanti realtà romagnole, fra cui il caseificio Mambelli e Molino Spadoni, per conto dei quali consegniamo a domicilio", dichiara uno dei fondatori, il 25enne Filippo Casali, laureato in Agraria.

"Abbiamo in programma di aprire un negozio in tutte le grandi città in cui siamo presenti: cominciamo da Forlimpopoli perché si trova a metà strada tra Cesena e Forlì e non lontano dai nostri terreni, tutti compresi tra Cesena e Bertinoro. La forza del nostro progetto sta proprio nell’avvicinare il consumatore al lavoro dell’agricoltore: la frutta e verdura che recapitiamo viene raccolta il giorno prima, non passa intere settimane nei camion, nelle celle frigorifere o sugli scaffali di un supermercato".

Il caro carburanti, tuttavia, ha influito pesantemente sulle attività di delivery e, in generale, sull’intero settore dell’agroalimentare: esiste una via d’uscita dalla crisi? "Certo, non dimentichiamo che siamo in Emilia-Romagna, una delle regioni più vocate all’agricoltura", risponde Casali.

"Per valorizzare le filiere, anche in un periodo così complicato, l’unica soluzione resta privilegiare la stagionalità e il km zero. È necessario riabituare le persone all’idea che vale la pena mangiare solo prodotti genuini e locali: in questo modo si ridurrebbe la dipendenza dall’estero e si tornerebbe a un consumo che tiene conto dei cicli stagionali, nonché della cura dedicata a ogni singola pianta".

Maddalena De Franchis

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