di Luca Ravaglia L’assunto che mette tutti d’accordo è che così non si può continuare. Dopo il lockdown primaverile, le riaperture e le nuove chiusure, gli orari sempre più ridotti e i margini di manovra sempre più ristretti, il settore dei pubblici esercizi è in ginocchio, ma il punto è domandarsi se per rialzarlo sia utile protestare violando apertamente le disposizioni governative, aprendo le attività dalle 18 di domani, come invita a fare la campagna nazionale ‘Io apro’. La risposta generalizzata pare essere...

di Luca Ravaglia

L’assunto che mette tutti d’accordo è che così non si può continuare. Dopo il lockdown primaverile, le riaperture e le nuove chiusure, gli orari sempre più ridotti e i margini di manovra sempre più ristretti, il settore dei pubblici esercizi è in ginocchio, ma il punto è domandarsi se per rialzarlo sia utile protestare violando apertamente le disposizioni governative, aprendo le attività dalle 18 di domani, come invita a fare la campagna nazionale ‘Io apro’.

La risposta generalizzata pare essere negativa, anche se non mancano le eccezioni: "Dipendesse da me – si sfoga Christian Pagliarani, di Trilogy Group, la società che gestisce anche il bar Zampanò – terrei aperto a oltranza. Sono esasperato, anche perché credo che avere la possibilità di lavorare garantendo il rispetto delle regole e dei distanziamenti all’interno dei locali non sia affatto più pericoloso rispetto agli assembramenti che si sono visti per le vie del centro o tra le corsie di certi punti vendita in particolare durante le festività. Sarei anche disposto a pagare la sanzione e lo farei senza battere ciglio, ma faccio parte di una società e il confronto con gli altri componenti è imprescindibile. Decideremo nelle prossime ore".

Decisamente contrario alla plateale violazione dei dpcm è Fabrizio Faggiotto, dell’associazione Centro Anch’io: "Di certo il problema c’è ed è molto serio. Abbiamo intenzione di muoverci e di farlo in maniera compatta, ma non in questo modo. Perché la disobbedienza civile va bene, ma non mettendo a rischio la salute e la sicurezza degli altri. Per questo stiamo ragionando sulla possibilità di proclamare una sorta di ‘sciopero fiscale’ , che avrebbe lo stesso effetto dimostrativo, senza fare regali al virus".

"Nessuna apertura – ribadisce Yuri Cardelli, che gestisce il ristorante La Muccigna insieme alla moglie Laura (nella foto) -: continueremo a rispettare le regole come abbiamo sempre fatto, a tutela nostra, dei nostri collaboratori e dei nostri clienti. È chiaro che noi ristoratori stiamo affrontando una situazione difficilissima ed è chiaro le cose devono cambiare, perché i fatti dicono che non è così che si vince a battaglia col virus. Ma l’ambito della legalità non si discute".

Saracinesca abbassata anche per il bar Amor: "Sono solidale alla causa, ma ritengo che un’azione del genere sia controproducente, capace soltanto di aggiungere problemi ai problemi. Le risorse che ho a disposizione preferisco spenderle a sostegno dei miei collaboratori, non per pagare sanzioni". Sulla stessa linea anche il Caffè Martini Bistrot: "La situazione è durissima, ma le regole si rispettano".