Il sindaco Enzo Lattuca e il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Mattia Altini
Il sindaco Enzo Lattuca e il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Mattia Altini
di Elide Giordani Ne è valsa la pena. I sacrifici di questi giorni hanno portato i risultati sperati. Tra tutte le tabelle che l’Asl elabora settimanalmente per tenere sott’occhio l’evoluzione della pandemia nel territorio della Romagna ce n’è una, sviluppata sul lasso di tempo tra il 29 marzo e il 4 aprile, che rende merito al duro confinamento di questo lungo mese: quella che mostra il numero dei nuovi contagi ogni 100 mila abitanti, ossia la soglia dei 500 in due settimane oltre la quale si determina il colore delle aree e le misure conseguenti. Nel caso dei 500 ed oltre scatta il rosso. Ciò che conforta è che Cesena e...

di Elide Giordani

Ne è valsa la pena. I sacrifici di questi giorni hanno portato i risultati sperati. Tra tutte le tabelle che l’Asl elabora settimanalmente per tenere sott’occhio l’evoluzione della pandemia nel territorio della Romagna ce n’è una, sviluppata sul lasso di tempo tra il 29 marzo e il 4 aprile, che rende merito al duro confinamento di questo lungo mese: quella che mostra il numero dei nuovi contagi ogni 100 mila abitanti, ossia la soglia dei 500 in due settimane oltre la quale si determina il colore delle aree e le misure conseguenti. Nel caso dei 500 ed oltre scatta il rosso. Ciò che conforta è che Cesena e la Valle del Savio sono vicini alla meta con 610 casi, che - da qui al 12 aprile, data fatidica della rielaborazione dell’Italia a zone colorate - potrebbero scendere ulteriormente e allinearsi sotto alla soglia.

Nel momento più acuto della pandemia - tra il 7 e il 21 marzo – qui i casi erano svettati oltre i mille e duecento. Resta ancora alta la media nel Rubicone (735 casi ogni 100 mila), e a Forlì dove, dal 29 al 4 aprile, si sono contati ancora 827 casi ogni 100 mila abitanti nei 14 giorni. Una sguardo alle altre aree romagnole evidenzia la situazione di Lugo, esattamente sulla linea dei 500 casi, Ravenna sopra alla soglia con 550 casi, Faenza con 611 casi, Rimini ancora sopra con 665 casi e Riccione che se la cava con 584 casi ogni 100 mila abitanti. Scendono anche i ricoveri totali della Romagna che, dal picco dei 780 di lunedì 22 marzo, sono arrivati ai 644 di lunedì 5 aprile. E’ rimasta alta, però, la percentuale dell’occupazione dei posti in terapia intensiva: lunedì 5 aprile era del 9,2 per cento sui ricoveri per covid, che in totale occupano ancora l’85 per cento della ricettività ospedaliera. Non è calato, tuttavia, il numero dei decessi che registra la cifra più alta dall’inizio dell’emergenza sanitaria: 118, che sigla un tasso di letalità romagnola del 3 per cento (a Cesena del 2 per cento). Nella settimana di riferimento, si sono verificate 3.450 positività su un totale di 34.287 tamponi eseguiti. Si osserva quindi un tasso di positività del 10,1 per cento. In sintesi, ci sono molte speranze che con l’ulteriore miglioramento della situazione di questi giorni la nostra regione possa tornare in arancione.

"Anche questa settimana - commenta Mattia Altini, direttore sanitario di Asl Romagna - la circolazione del virus si conferma in calo. Un dato che si riverbera, anche se in maniera comprensibilmente più lenta, sull’occupazione dei posti letto anche nelle terapie intensive. Siamo quindi in una situazione complessiva relativamente più tranquilla, anche se in un quadro in cui non si deve mai abbassare la guardia. Prosegue nel contempo la campagna vaccinale e l’accordo siglato in queste ore con i medici di medicina generale, ci consentirà di accelerare con le somministrazioni dei pazienti al domicilio e con i loro cargive e conviventi. Si spera che nelle prossime settimane l’approvvigionamento dei vaccini possa ulteriormente incrementare per permetterci di proseguire celermente anche con la fascia di popolazione dai 70 ai 74 anni di età che a partire dal 12 aprile comincerà a prenotarsi".