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8 apr 2022

"L’arte è la ‘cura’"

"Occorre coinvolgere le persone e favorire un legame sentimentale con gli spazi della città"

emanuele chesi
Cronaca

di Emanuele Chesi

Piastrelle rotte, pezzi di ceramica, specchi, piatti e oggetti recuperati in discarica o ‘salvati’ dal cassonetto. Nell’arte di Luigi Impieri si trasformano in forme, colori, idee e soprattutto in ‘legami sentimentali’ dei cittadini con la loro città. Diffondono l’idea del bello e ne affidano la cura ai passanti. Impieri, insegnante e artista forlivese, ne parla nel suo libro ‘Frantumi’ che verrà presentato domani alle 17 nella Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana. Interverranno anche il sindaco Enzo Lattuca e l’assessore alla cultura Carlo Verona.

Impieri, i suoi coloratissimi mosaici in stile ‘trencadis’ adornano diversi sottopassi stradali del centro di Forlì. Sono un antidoto al degrado?

"Nelle nostre città siamo attorniati da luoghi brutti, grigi. L’arte, il bello, evocano una relazione sentimentale coi luoghi, un’armonia col contesto alla quale dobbiamo educare prima di tutto i bambini".

Nelle sue opere è fondamentale il coinvolgimento della gente, a partire dai ragazzi delle scuole.

"Sì, mi piace farmi aiutare dalle persone più diverse per mettere insieme i ‘pezzi’. E’ una metafora del mosaico ‘trencadis’. Così si creano relazioni con i luoghi e tra le persone. La mia arte è politica nel senso di ‘polis’, rivolta alla città, al coinvolgimento delle persone".

Così ogni partecipante sente quel luogo più ‘suo’.

"Esatto. Ogni volta lancio appelli via facebook e la gente mi porta cassetti pieni di oggetti. Una donna mi ha chiesto addirittura di inserire gli orecchini di sua madre, da poco deceduta, nel mosaico realizzato per una scuola forlivese. Mi ha detto: ‘Ha insegnato lì per tanti anni, sarebbe contenta...’".

Lei ha realizzato opere in tutta Italia. Anche Cesena potrebbe prestarsi come sfondo dei suoi mosaici?

"Certo. Cesena è piena di brutti sottopassi che si potrebbero abbellire e rendere ‘vivi’. Così come si potrebbero ‘colorare’ tanti muri e spazi anonomi, pensiamo a piazza Franchini Angeloni con i parcheggi interrati o a piazza della Libertà. Non c’è che l’imbarazzo dell scelta".

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