Lo studio di Confesercenti "Calendario da cambiare"

Cresce il partito dei negozianti che vorrebbe spostare i saldi più avanti

Lo studio di Confesercenti  "Calendario da cambiare"
Lo studio di Confesercenti "Calendario da cambiare"

Il centro studi Confesercenti Ravenna-Cesena nelle scorse settimane ha svolto il suo consueto sondaggio presso gli associati per avere un quadro sull’impatto dei saldi. Dalle risposte fornite dalle imprese emerge che per il momento tanti non hanno registrato significativi incrementi nei volumi d’affari. Lo dimostra il fatto che il 57% del campione riscontra vendite uguali o superiori allo scorso anno mentre il 43% indica una diminuzione. I consumatori dal canto loro si muovono con cautela, dato testimoniato dal 47% delle imprese che denuncia una spesa media aumentata o uguale al 2022 mentre il 53% dichiara la diminuzione dello scontrino medio. Per il 58% dei soci Confesercenti intervistati inoltre l’attuale normativa e il periodo in cui vengono svolti i saldi crea molta insoddisfazione, a fronte di un 21% che si dichiara soddisfatto dell’attuale calendario. Ad ogni modo sull’andamento dei saldi di questi primi giorni la maggioranza si esprime in maniera positiva con giudizi tra l’ottimo e il sufficiente (57%), mentre un 43% dichiara un andamento insufficiente. Fra le segnalazioni del campione intervistato infine, il 17% vorrebbe abrogare i saldi, giudicati uno strumento obsoleto mentre il 28% chiede che i saldi vengano spostati più avanti nel calendario.

"In effetti – commenta Federico Campori di Confesercenti Cesena – Ravenna – il quadro è complesso e non certo da oggi. Spesso a fare la differenza nelle valutazioni sono i settori o prodotti messi in vendita, ma in ogni caso è evidente che il cambiamento delle condizioni di mercato ha giocato un ruolo cruciale. La domanda alla quale rispondere è quale sia il vero ‘competitor’ dell’esercente: il negoziante che si trova nella strada vicina o il mercato globale, che offre sconti e promozioni a ciclo continuo". In effetti tra i commercianti c’è anche chi chiede di concedere una piena liberalizzazione, per poter quanto meno rispondere al mondo dello shopping online. Ma c’è pure chi sul fronte opposto contesta le ‘super offerte’, affermando che il valore della merce non può essere messo in discussione. "Un tempo – prosegue Campori – il nome completo era quello dei saldi di fine stagione. Ora, a inizio luglio, quando partono le riduzioni sui listini, la stagione dell’abbigliamento estivo è tutt’altro che finita. Se mai è appena iniziata. A qualcuno fa gioco, perché è in grado di approfittare fin da subito dell’aumento di appeal dei prodotti, a qualcun altro invece no, perché in questo contesto corre il rischio di svalutare il prodotto. Il quadro è complesso e il contesto che ci ruota intorno lo è ancora di più. Ora in particolare. A prescindere dai saldi".