LUCA RAVAGLIA
Cronaca

Marcello Zani: "Dai motori al surf, la mia vita di corsa senza paura delle sfide"

Il cesenate 45enne ha iniziato con il kart arrivando a correre nel mondiale Granturismo. Poi la svolta cavalcando le onde dal Portogallo alla California. Ora è istruttore sulle Ferrari.

Marcello Zani: "Dai motori al surf, la mia vita di corsa senza paura delle sfide"

Marcello Zani: "Dai motori al surf, la mia vita di corsa senza paura delle sfide"

I sogni vanno di corsa, cavalcando le onde su una tavola da surf o sfrecciando in pista, al volante di una Ferrari. Il cesenate Marcello Zani, 45 anni ancora da compiere, evidentemente però corre più di loro, visto che li ha acciuffati entrambi, trasformando due passioni in altrettante professioni, in un binomio che profuma tremendamente di qualità della vita da film. Anche se per arrivare dove è ora, c’è stato da sudare, tanto e senza sconti.

Zani, cosa accomuna i suoi due mondi?

"La passione e la voglia di cimentarmi in ciò che amo. Fin da ragazzo volevo esprimere le mia visione delle cose, a volte anticonformista, sempre improntata alla ricerca della qualità, senza compromessi. Mio nonno paterno è stato un imprenditore che precorse i tempi, venendo anche nominato cavaliere del lavoro, mio padre ha seguito le sue orme e anche da parte di mamma, il nonno, noto designer, lasciò la sua importante firma. Diciamo che ho voluto ‘far parte del gruppo’. A modo mio, ovviamente".

Da dove è partito?

"Dal mondo dei motori. Fin da ragazzino correvo in kart , arrivando a disputare importanti gare a livello interazionale. Ne ricordo una, in particolare, che fa sorridere, per come si sono evolute poi le cose".

Racconti.

"Si scende in pista per categorie. Io navigavo intorno ai 18 anni ed ero in quella dei più grandi. Vinsi una gara e salì sul gradino più alto del podio per ultimo, dopo le premiazioni dei piloti più giovani. Sapete chi aveva ricevuto la coppa nella categoria inferiore alla mia? Un tal Lewis Hamilton…".

Cosa successe dopo?

"Passai al mondiale Granturismo. Me la cavavo bene, ma i costi erano proibitivi. In uno scenario del genere prevalse la voglia di costruirmi la mia strada, con le mie forze. E’ il momento di dire che sono orgoglioso di essere italiano".

E’ giusto esserlo.

"Mi riferisco in particolare all’anima che caratterizza il nostro popolo, da sempre. Il Made in Italy è un sinonimo di qualità ed eccellenza di prodotto che ho sempre cercato di fare mio. Ho portato questa filosofia nel marchio ‘Sequoia’ col quale firmo le mie tavole da surf".

Perché il surf?

"Bizzarro. All’inizio avevo paura dell’acqua. Però adoravo andare in skate. Chiedete agli amici coi quali sono cresciuto… In fin dei conti, il principio è lo stesso: si tratta di cavalcare una tavola. Quando ho provato, non ho più smesso. E sono passato a produrle, personalmente, curando i dettagli di ogni pezzo. Ho portato in questo mondo una fetta di quello dei motori, con l’equivalente della galleria del vento, che utilizzo per testare efficienza e aerodinamicità delle tavole. Prima non lo aveva fatto nessuno, ora lo fanno in tanti. Per me è un vanto".

Il mare più vicino è quello di Cesenatico.

"Mi sono spostato in tutto il mondo, creandomi per un po’ anche una base in Portogallo, sull’oceano. Che spettacolo lavorare guardando quelle onde. Ma non bastava. Se dici surf, c’è sempre e solo una parola alla quale pensi subito".

California.

"Volevo vedere, provare. Sono partito, con pochi soldi e tante idee. Ho dormito su un materasso in una cantina. E’ stata dura, ma ho stretto i denti, perché ci credevo".

Ne è valsa la pena?

"Sì. Ho fatto quello che volevo fare , viaggiando per il mondo, spaziando anche dal Giappone all’Australia. Dove ci sono i migliori. E ho imparato, tanto".

Nel frattempo è tornato anche ai motori.

"Gli amori non si dimenticano mai. Ho provato a candidarmi, all’inizio senza sapere bene cosa aspettarmi. E’ andata alla grande: sono istruttore di guida con le auto da corsa. Mi sposto da un circuito all’altro alla guida di gioielli a quattro ruote. Ho grande stima per il marchio Ferrari e per quello che rappresenta. Sono orgoglioso di far parte di quel gruppo".