Tonina Pantani (al centro) con Davide Cassani e Carlo Pesenti e la bici recuperata
Tonina Pantani (al centro) con Davide Cassani e Carlo Pesenti e la bici recuperata

Cesenatico (Cesena), 15 gennaio 2021 - Il caso (o qualcuno lassù) ha voluto che la bici con cui Marco Pantani vinse l’ultima gara della sua vita, contro Armstrong al Tour de France del 2000, abbia toccato le mani di mamma Tonina esattamente alle 11,15, nell’ora in cui 51 anni fa il Pirata veniva alla luce. A consegnarle il cimelio, da oggi parte del patrimonio dello Spazio Pantani, a Cesenatico, è stato il ct della nazionale di ciclismo Davide Cassani, che l’ha comprata insieme a una cordata di amici e imprenditori all’asta del fallimento Mercatone Uno con l’intento di restituirla a mamma Tonina. Doppia gioia per la famiglia Pantani: "Quella vittoria – ricorda Tonina –, Marco la dedicò a me".

Il duello sul Mont Ventoux con Armstrong al Tour de France del 2000

Tonina, lei iniziò a seguire suo figlio in gara solo negli ultimi anni della sua carriera.
"Prima non potevo, lavoravo al mio chiosco delle piadine, erano anni intensi. Ma quando arrivarono i problemi, e cominciai a capire che Marco aveva bisogno di me, lasciai tutto e mi imbarcai. Doveva vedere che sua mamma era lì con lui".

La vide?
"Beh sì, ero nel pubblico e per farmi notare da mio figlio mi vero vestita tutta di rosso. Sapevo che mi avrebbe cercata, e quando mi vide mi sorrise e si alzò in piedi sui pedali".

Il resto è storia.
"Non riuscii a raggiungere il traguardo, provai a dire che ero la mamma di Pantani, ma non riuscii a farmi capire. Non sapevo neppure se alla fine avesse vinto. Ma in quel momento Marco appare in tv e lo sento dire: ‘questa vittoria è per mia madre, che sta soffrendo come me".

Non furono solo sofferenze.
"Affatto. Anche molte gioie. E poi Marco era una persona con sui si stava benissimo insieme, per questo mi arrabbio quando sento dire che nella vita era un musone. Lo chiedano ai suoi amici di Cesenatico".

Tutta gente di ciclismo?
"No, no, parlo degli amici d’infanzia, quelli con cui andava a pesca e che conosceva fin dai tempi della scuola. Quelli che ogni anno si vedono sotto la statua di Marco a festeggiare il suo compleanno".

E lei che ricordo ne ha?
"Eravamo complici, io e lui".

L’avrà fatta pure arrabbiare, magari da adolescente.
"Beh, né più né meno di un ragazzo della sua età".

Ascoltava i rimproveri?
"Sempre, anche se magari poi finiva a fare comunque di testa sua".

A scuola?
"A un certo punto, quando uscì la stoffa del ciclista, alla scuola non riuscì più a stare dietro. Noi lo capimmo".

Di ciclismo parlava con papà.
"Con me parlava di tutto il resto, donne comprese".

Il primo amore?
"Una turista".

Ovviamente.
"Si chiamava Bianca. A un certo punto, in autunno, iniziò a chiamare e Marco a farmi a gesti: ‘digli che non ci sono!’".

In piadineria veniva?
"Sì ma non a lavorare".

Un giovane Pantani nella piadineria di famiglia

Una foto lo ritrae mentre serve la piadina a una bionda.
"(ride, ndr). Una foto costruita. L’idea fu del fotografo dei vip, Magnani. In realtà l’unica volta in cui da adolescente mi disse ‘adesso ti aiuto’, lo misi nel retro a tritare la mozzarella, poi mi distrassi un attimo e quando tornai aveva tritato le scorte di mozzarella di una settimana...".

Lo ha sfidato, e suo figlio, si sa, le sfide amava vincerle.
"Quell’ultima vittoria dedicata a sua mamma, per me rimane la più bella. E quella bicicletta io non l’avevo mai vista, per questo siamo molto grati a Davide Cassani e a quelli che l’hanno ricomprata per noi".

Cosa manca, ora?
"Il mondo è pieno di cimeli di Marco! Sarà impossibile averli tutti. Ma ormai nello spazio Pantani abbiamo quasi tutto. Manca solo il mio Marco, e quella nostra complicità. Quella mi manca più di tutto".