Massimo Sansavini
Massimo Sansavini

Longiano, 9 aprile 2018 – «Touroperator» è una mostra itinerante che si inaugura sabato alle 18, alla Fondazione Tito Balestra di Longiano realizzata, col patrocinio di Amnesty International, dallo scultore e mosaicista forlivese Massimo Sansavini. Non tragga in inganno il titolo, che richiama alla mente un’accezione positiva e commerciale del viaggio. Qui, l’itinerario descritto è quello drammatico affrontato da migliaia di migranti in fuga che, a bordo di barconi rabberciati, hanno affrontato il mare nel tentativo, spesso non riuscito, di approdare all’isola di Lampedusa, alla ricerca disperata di una vita migliore. E i materiali con cui le opere sono realizzate è il legno o i frammenti di quegli scafi, che Massimo Sansavini ha potuto recuperare e trasformare, solo dopo un’autorizzazione del Tribunale di Agrigento e del responsabile delle Agenzie della Nato.

I media si sono largamente occupati di tale installazione che dal momento della sua creazione (settembre 2016) ad oggi non ha conosciuto soste: è stata infatti ospitata ai Musei San Domenico e alla Fondazione per l’Arte Contemporanea Dino Zoli di Forlì, al Parlamento Europeo di Bruxelles, a Bologna presso la sede della Regione Emilia-Romagna; alla Stazione Marittima Zaha Adid di Salerno, ma anche dal Comune di Imola (BO), dall’Arsenale della Marina Regia Museo del Mare di Palermo e Biblioteca Classense di Ravenna. 

«Sono l’unico artista ad aver avuto accesso_ dice Massimo Sansavini_ al cimitero delle barche di Lampedusa presso la base militare americana Loran e ad effettuare prelievi di parti di quelle imbarcazioni in legno, e ho realizzato anche foto e un video di 7 minuti su tutti quegli oggetti personali che portano impressi drammi, paura, solitudine, sofferenza, ma anche speranza. Tuttavia_ aggiunge_ non ho voluto che continuassero ad avere solo una connotazione tragica, pur essendo la testimonianza tangibile di un momento epocale della storia attuale, ma li ho trasformati in omaggio ai ‘caduti’ da consegnare alle nuove generazioni, con l’esortazione a riflettere su come l’accoglienza e l’accettazione dell’altro siano ancora lontani dall’essere compresi e realizzati. Il sole, il mare, la casa, gli affetti sono icone che appartengono all’umanità tutta, senza distinzione del colore della pelle».

Raffaella Candoli