Keltoum Kamal Idrissi con il segretario Confartigianato Stefano Bernacci
Keltoum Kamal Idrissi con il segretario Confartigianato Stefano Bernacci

Cesena, 16 aprile 2018 - La nuova imprenditoria musulmana avanza. Keltoum Kamal Idrissi, 23 anni, nata in Marocco, residente a Cesena da quando ne aveva otto, diplomata all’istituto tecnico commerciale Serra, responsabile della sezione femminile dei Giovani musulmani cesenati, ha aperto un mese fa un negozio di abiti musulmani per donne. Dove?

«Avrei voluto farlo nella mia città, a Cesena, ma ho dovuto tener presente che che avrei fatto fatica a sorreggermi, perché mi serviva una città più grande con più clienti, quindi l’ho aperto a Bologna, città universitaria molto popolosa, in via Borgo di San Pietro, una traversa di via Irnerio, vicino alle Due Torri».

Che cosa vende?

«Veli, abiti lunghi, tuniche, fatti di vari tessuti, spillette per fermare il velo. Ho chiamato il negozio Hijab Paradise, il Paradiso dei veli, dandogli il nome del capo maggiormente indossato dalle donne musulmane, lo hijab, il tipico velo che lascia il volto scoperto alle signore di fede islamica. Il nostro è il primo negozio a Bologna concepito ad hoc per vestire in ogni occasione ragazze e signore con il velo. Vendiamo anche le fascette da mettere sotto al velo, camicie e pantaloni, abiti che rispettino il credo musulmano ma che allo stesso modo possa vestirle in modo occidentale. Il mio obiettivo di poter aprire presto un altro negozio collegato a Cesena, dove continuo ad abitare con i miei genitori».

Non si appoggia in una casa anche a Bologna?

«Non me lo posso mica permettere. Io e la mia collaboratrice Fatiha Mouradi, che abita pure lei a Cesena, tutte le mattine prendiamo il treno molto presto e la sera torniamo tardi, ma va bene così»

Come stanno andando le cose dopo l’apertura?

«Molto bene. Oggi (ieri, domenica per chi legge) è stato un assalto di clienti. In questo primo mese buoni affari e la metà dei capi finora veduti sono acquistati da clienti occidentali, ai quali i nostri abiti piacciono molto».

Da dove provengono?

«Per lo più dalla Turchia all’avanguardia in questo settore, dove ho i rifornitori».

Come sono i prezzi?

«Non alti, mediamente sui 25, 30 euro a capo: per farsi conoscere è importante tenerli bassi».

Vendete anche il burqa?

«Niente burqa. Abbiamo deciso di non vendere l’abito che nasconde in varia misura anche il volto, perché non si sposa con la nostra filosofia. Siamo giovani musulmane che vivono in Italia, questo è il nostro Paese e quegli abiti li abbiamo esclusi dai nostri ordini».

Lei indossa il velo abitualmente?

«Ho iniziato a indossarlo tre anni fa, avevo vent’anni e l’ho fatto perché credo nella mia religione. Ho tre sorelle, nessuna di loro indossa il velo. Lo porta mia madre che insieme a mio padre non mi ha mai obbligata a portarlo».

Come le è venuta l’idea di diventare imprenditrice?

«Mi sono diplomata cinque anni fa, ma da allora ho solo slavoricchiato senza trovare un impiego stabile. L’idea del negozio di veli mi stimolava, e partecipando a un incontro sulla nuova imprenditoria alla Confartigianato ho visto che era realizzabile an grazie a incentivi di associazione e banche».

Ha ricevuto anche finanziamenti pubblici»?

«No, non ho ancora la cittadinanza anche se vivo a Cesena da quando facevo la terza elementare e quindi non posso partecipare ai bandi pubblici. E così ho investito in questa avventura tutti i miei pochi risparmi».