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Nuove norme stufe, a Cesena solo 7 Comuni salvi

La protesta di Forza Italia. "Le nostre vallate sono state penalizzate". La regola contestata entra in vigore dal primo ottobre

di LUCIA CASELLI
Ultimo aggiornamento il 6 settembre 2018 alle 06:18
Le nuove norme sono state introdotte dalla Regione

Cesena, 6 settembre 2018 - Al bando l’utilizzo di caminetti e stufe per chi vive sotto i 300 metri di altitudine. La delibera regionale (ECCO COSA DICE) che sancisce il divieto è uscita lo scorso anno ma pare che in pochi prima d’oggi ci avessero fatto caso dato lo sgomento generale che ha provocato. Nel dettaglio la Regione Emilia-Romagna un anno fa ha emesso una delibera con alcune misure per il miglioramento della qualità dell’aria in attuazione del Piano Aria Integrato Regionale (Pair 2020). Tali misure prevedono, dal primo ottobre 2018 al 31 marzo 2019, il fermo di impianti a biomassa legnosa (camini e stufe a legna o pellet) per il riscaldamento domestico appartenenti alla categoria di classificazione inferiore o uguale a 1 stella nei comuni sotto i 300 metri di altitudine.

Il motivo? Ridurre lo smog. Lo stop riguarderebbe gli impianti di riscaldamento domestico il cui generatore di calore ha potenza termica nominale inferiore a 35kW nelle abitazioni in cui è presente un sistema alternativo di riscaldamento. Nulla di cui preoccuparsi invece per chi ha in casa un impianto classificato tra 2 e 5 stelle (dove 5 sta per il massimo rendimento e minor inquinamento), quindi recente, o per chi usa caminetto o stufa come unico mezzo di riscaldamento. Per non incorrere in sanzioni la Regione invita ad installare in casa nuovi impianti di classe emissiva pari a 3 stelle dal 2018 e 4 stelle dal primo gennaio 2020. Inoltre sempre dal primo ottobre è obbligatorio utilizzare, nei generatori di calore a pellet di potenza termica inferiore ai 35 kW, solo pellet certificato da parte di un organismo di certificazione accreditato. 

Se da un lato questa decisione può rallegrare gli ambientalisti, dall’altra lascia stupefatto l’esponente forlivese di Forza Italia, Luca Bartolini, che si fa portavoce anche degli onorevoli Simona Vietina, Galeazzo Bignami e Antonio Barboni. "Riteniamo assurde – afferma Bartolini - le limitazioni introdotte dal Pair 2020 che vieteranno di punto in bianco l’uso di focolari aperti e stufe con prestazioni emissive al di sotto delle 2 stelle. Nella nostra provincia, i nuovi vincoli interesseranno 23 comuni su 30. Si salverebbero solo 7 comuni: Verghereto, Bagno di Romagna, Premilcuore, Sogliano al Rubicone, Tredozio, Roncofreddo, Portico e San Benedetto. Il divieto dovrebbe valere solo per chi acquista nuovi impianti di riscaldamento, ora c’è troppo poco tempo per mettersi in regola".

L’ex consigliere regionale inoltre sostiene che andrebbe ripensata l’individuazione della soglia di altitudine perché, aggiunge: "Le condizioni di ventilazione delle vallate, così come quelle nelle località marittime, sono decisamente favorevoli che altrove. Non si può paragonare Cesenatico a Reggio Emilia. Inoltre i sindaci dei comuni al di sotto dei 300 metri che amministrano frazioni al di sopra di tale quota devono affrettarsi per comunicare all’ente la situazione, pena il divieto di accensione in tutto il Comune".

Un esempio è il comune di Sarsina collocato a 243 metri sul livello del mare con frazioni abbondantemente sopra i 600 metri. Per questo, Bartolini fa sapere, a breve verrà posta un’interrogazione regionale anche sulla base delle tante sollecitazioni che stanno arrivando da diversi comuni preoccupati per i nuovi obblighi e conclude: "Avremmo voluto un confronto preventivo che purtroppo non c’è stato ma almeno martedì l’assessore regionale Paola Gazzolo ha incontrato i primi cittadini e ha annunciato che per quest’anno non saranno commissionate sanzioni. Questo mi fa pensare a una fuga in calcio d’angolo in vista delle elezioni amministrative e regionali del prossimo anno".

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