Omicidio Benini Cesenatico, la nipote Paola testimone in aula

L'unica imputata della feroce aggressione allo zio disabile si è difesa: "Non avevo le chiavi e non sapevo di avere la delega in banca"

Alfredo Benini venne aggredito a martellate

Alfredo Benini venne aggredito a martellate

Cesena, 15 aprile 2019 - Nel processo per l’omicidio di Alfredo Benini, l’87enne disabile ipovedente crudelmente aggredito il 15 ottobre 2017 nella sua abitazione a Cesenatico e deceduto il 13 maggio 2018 senza mai riuscire a riprendersi completamente, oggi ha deposto l’unica imputata, la nipote Paola Benini di 57 anni, accusata di aver picchiato a sangue lo zio per questioni di natura economica.

La pm Sara Posa ha fatto numerose domande e l’imputata ha cercato di difendersi, anche se fatica a chiarire cosa lei stesse facendo in quelle ore del primo pomeriggio di domenica 15 ottobre 2017. Paola Benini ai carabinieri diede infatti delle versioni diverse e contrastanti tra loro. Molte attenzioni si sono concentrate sul rapporto con la badante, visto che c’erano voci in base alle quali Alfredo avrebbe voluto sposarla anche se aveva quarant’anni in meno.

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Secondo Paola sarebbe stata proprio la badante a isolare Alfredo dai parenti. La nipote ha detto che lo zio le avrebbe confidato che, forse, si sarebbe sposato e, per questo motivo, lei stessa si era rivolta ai carabinieri, i quali le dissero che senza una denuncia non potevano intervenire. Tuttavia, proprio il parere di alcuni parenti non collima con quello di Paola. Inoltre, la stessa badante nei precedenti interrogatori aveva descritto una situazione diversa, sottolineando i frequenti litigi tra lo zio Alfredo e Paola per questioni di soldi e ammanchi in banca.

Paola Benini a tal riguardo ha dichiarato di non sapere di avere la delega in banca sui conti dello zio e che era lo stesso Alfredo a prelevare i soldi, qualdo lei lo accompagnava. In merito alle pressioni di Paola per indicare un amministratore di sostegno, l’imputata si è difesa asserendo che era stato lo zio ad informarsi due anni prima della sua morte, quando si rese conto dei litigi tra i suoi fratelli e i parenti. La nipote in aula ha ammesso di essere stata lei a disdire alcune visite psichiatriche richieste dallo stesso zio Alfredo che, secondo le testimonianze della badante, sarebbero servite a stabilire che l’87enne fosse lucido, anche per liberarsi dalle “grinfie” di Paola.

“Sono stata io a disdire - ha detto l’imputata -, perché temevo ci fosse di mezzo la badante; poi ho riunito i parenti per informali di quanto stesse accadendo”. Ci sono comunque diversi punti da chiarire, perché Paola Benini, oltre a negare di essere a conoscenza di avere deleghe in banca, ha dichiarato di non avere una copia delle chiavi di casa dello zio Alfredo (foto). Fra i documenti dei giudici c’è invece la conferma delle polizze assicurative a vita e bancarie, stipulate dall’anziano 87enne a favore della nipote Paola.