AFFETTO A destra Renata Bianchi ieri, attorniata dai parenti e da don Amati per la festa dei 111 anni
AFFETTO A destra Renata Bianchi ieri, attorniata dai parenti e da don Amati per la festa dei 111 anni

Cesena, 16 ottobre 2017 - Oggi Renata Bianchi festeggia i 111 anni di età (ieri la festa con la famiglia e don Giordano Amati). Sta bene, non usa occhiali e non vorrebbe scrivere l’età. «Tanto poi non li dimostro. Sono una bambina perché ho fatto il giro dei 100 anni e ho ricominciato da zero». Renata è la più anziana dei quindici comuni del Cesenate. Abita in centro città ed è nata il 16 ottobre 1906 a casa sua a Cesena, ma in un’altra abitazione in via Stradone per andare a Cesenatico, dove è rimasta fino al 1930, anno in cui si sposò con Umberto Pirini nel mese di novembre.

Dal loro matrimonio nacquero Ezio scomparso nel 1994 e altri due figli morti in tenerissima età: Giampiero a 18 mesi nel 1936 e Ivo di 15 giorni nel 1938. Vedova dalla metà degli anni ’60, Renata Bianchi ha una memoria lucidissima tanto che ricorda le due guerre e segue la televisione, soprattutto i Tg. Ha un nipote, Lucio, che fa il rappresentante e abita a Milano e ogni tanto il venerdì torna a Cesena dalla nonna e lei è contentissima di preparargli da mangiare e di farlo dormire in casa sua fino al lunedì mattina. E’ l’unico nipote diretto. Ci sono però tanti altri parenti, fra i quali 18 nipoti che la vanno a trovare, figli dei dieci fratelli.

«Nella vita ho sempre fatto la donna di servizio presso famiglie benestanti di Cesena, anche nel castello di Sorrivoli e non mi è mai mancato niente. Ho fatto studiare mio figlio che poi è diventato dirigente di una grande azienda petrolifera di Milano». Da questo momento inizia il pellegrinaggio di Renata. Sempre a piedi per raggiungere la stazione ferroviaria di Cesena e partenza per Milano. Non le manca l’umorismo.

«A sera vado a letto alle 10 e alle sei mi alzo, faccio colazione e poi faccio i lavori di casa. Non ho la badante perché non mi serve. Alla mattina viene una signora, grazie al comune di Cesena, che mi va fare a la spesa. L’unico problema è che la pensione non mi basta più per arrivare alla fine del mese. Mangio di tutto, ma sempre cibi come una volta, come mi ha insegnato mia mamma Virginia, molta verdura e la domenica sempre il brodo di gallina». Poi Renata racconta due episodi curiosi. «Nel 1929, l’anno del nevone, andai persa nella neve perché sono alta 1 metro e 50 centimetri. Mi cercarono tutto il giorno e mi trovarono alla sera. Ero rannicchiata vicino a un albero».