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20 mar 2022

Renato Serra ballava al suono dell’organetto

La storia piccante dei balli e dei veglioni all’inizio del Novecento narrata nelle lettere dello scrittore cesenate a un amico

gabriele papi
Cronaca

di Gabriele Papi

Quando risuonavano nelle feste e nelle piazze le ritmiche melodie degli organetti. A proposito: opportuno ricordare che la nostra città vanta, in quel di Villa Silvia, ‘Musicalia’: una delle più belle collezioni internazionali di organetti e musica meccanica raccolti nel tempo dal concittadino Franco Severi. Ma è un’altra storia, pur sempre in tema, quella che oggi vi raccontiamo. L’amore per il ballo e per la musica da parte di Renato Serra (1884-1915) il più illustre letterato cesenate che non fu soltanto ‘un topo di biblioteca’ come parecchi ancora credono. Fu proprio al suono di un organetto che Renato Serra imparò a ballare con la guida del suo caro amico Ferruccio Mazzocchi, spigliato popolano. Allora erano soprattutto i balli, i veglioni, i luoghi d’incontro tra ragazze e ragazze. E se un ragazzo non sapeva ballare non c’era trippa per i gatti. Quelle lezioni di ballo avvennero nel magazzino d’un venditore di carbone tra vicolo Stalle e via Cesare Battisti. Cosa ci faceva lì un organetto? L’aveva lasciato in pegno un cliente moroso in attesa di saldare il carbonaio. Ferruccio sapeva vizi privati e pubbliche virtù di tutta Cesena. E via, dunque, con lezioni di valzer e di altri balli, nonché di spigliatezza perché Renato Serra, di buona famiglia, era un bel ragazzone ma un po’ timido e impacciato nella sua prima giovinezza. Lasciamo adesso la parola allo stesso Serra per il racconto di balli, spicchio d’una sua vivace lettera inviata all’amico Luigi Rossi. Iniziava il carnevale del 1914. "E adesso un po’ di notizie da Cesena. Molta animazione e un’infinità di cosette, discussioni e aspettativa per il carnevale. Di teatro non s’è parlato più: si balla. Al Giardino (oggi teatro Verdi) fino a domenica non c’è stato niente di buono, tutta robetta, serve, ecc; fino a quelle della Zaira che ballavano il tango con Ferruccio, cosa che ha dato scandalo…".

La Zaira era la tenutaria d’un bordello e situato poco lontano, anche se discosto, dalla Malatestiana. Era una ‘casa chiusa’ perché, secondo la mentalità burocratico-perbenista di allora le persiane dovevano restare sempre chiuse. Si noti che anche Serra non parla di ragazze ma di ‘quelle della Zaira’. Il linguaggio è sempre uno specchio dei tempi e il linguaggio del primo Novecento era prettamente maschilista. Ma torniamo alla lettera. "Al Circolo (cittadino) le matinèes son sempre graziose, non molto affollate: però c’è sempre da ballar bene. Sono venute le Bonicelli e poi una novità deliziosa, le Briani a cui mandai un biglietto d’invito io su consiglio della Dina Verità (amica e consigliera sentimentale di Serra). La Mina (Briani) è un po’ timida nei primi movimenti, ma incantevole…". Inoltre Serra e Mazzocchi non disdegnavano i veglioni di campagna, quelli che si facevano nei ‘cameroni’, più ruspanti ma dove si potevano tentare con le ragazze apprezzamenti e inviti sfacciati impensabili al Circolo Cittadino o nei veglioni di grido al Teatro Giardino dove ogni faccenda appena piccante faceva subito salpare la flotta delle malelingue sempre in agguato. Cosa che, peraltro, succede anche oggi.

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