Ragazzi al computer
Ragazzi al computer

Cesena, 6 febbraio 2018,Nell’era del web 4.0 le giornate si passano fra un tintinnio dello smartphone e l’altro, connessi dalle prime ore del mattino fino a notte fonda, al costo di addormentarsi con lo schermo che si illumina ancora sotto al cuscino. “Quanto tempo passiamo online? Sempre, tranne qualche ora a scuola”. Detto fatto: Edoardo, uno dei 350 studenti cesenati presenti ieri mattina nell’Aula Magna dell’Università di Psicologia, non fa in tempo a restituire il microfono che ha già il cellulare in mano. I coetanei applaudono, lui controlla le notifiche di Facebook.

Quali sono i rischi di una vita costantemente online? Questo il tema del secondo appuntamento riservato alle scuole del Festival della Salute digitale, in programma fino a sabato, al quale hanno partecipato esperti informatici insieme alla Polizia di Stato (Questura di Forlì Cesena). L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Psichedigitale, in collaborazione con il dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, le scuole del territorio, Azienda sanitaria Romagna e Comune di Cesena.

“Nelle vostre tasche c’è uno strumento che può portare grandi vantaggi – ci tiene subito a specificare lo psicoterapeuta Francesco Rasponi di Psichedigitale -, ma bisogna usarlo con consapevolezza”. Gli fa eco Luca Mercuriali, perito forense: “Tenere dispositivi elettronici troppo vicini, cioè a meno di un metro, è come essere costantemente soggetti alle frequenze di un microonde. Poi c’è il rischio legato alla sicurezza. Meglio non condividere dati personali su internet perché rimangono in rete per anni”. E si rivolge agli studenti delle prime file che seguono attentissimi la discussione. “Sappiate che dovrete giustificarli al primo colloquio di lavoro che farete, perché le informazioni sulle persone oggi si recuperano sul web non sul curriculum cartaceo”.

Mettere tutto in piazza significa correre il rischio di essere violati nella propria intimità. “In questo caso è fondamentale non chiudersi in questo disagio ma parlarne subito con i genitori – conclude Mercuriali - e poi di avvisare le forze dell’ordine”. E c’è chi annuisce in fondo alla sala. “È più facile offendere dietro uno schermo – conferma ad alta voce uno studente dell’istituto Pascal -, nell’anonimato ci si sente forte e si dà sfogo alla violenza. Bisognerebbe chiedersi se può far male a qualcuno quello che stiamo per pubblicare prima di premere invio”. Sì perché può entrare in gioco un fenomeno di aggressione sempre più diffuso, quello del bullismo sul web, il cosiddetto cyberbullismo.

I genitori in questo come ci possono aiutare? Loro hanno delle responsabilità nei confronti di noi figli – si sente dalla folla -. Perché non fare dei corsi a scuola dove coinvolgere le famiglie in questi problemi?”. Dalla prima fila risponde al cruciale interrogativo della giornata un’insegnante. “Sono mamma anch’io – dice di getto la docente -, molti come me sono all’oscuro delle ultime tecnologie che vanno di moda fra i giovani. Va tutto troppo veloce, a noi chi ci aiuta?”.

Ma intanto c’è chi scommette sul fatto che si invertirà la tendenza e il nuovo lusso sarà rimanere offline. “Dall’Inghilterra si registra già un calo dall’8 al 9 per cento dell’accesso ai social network – spiega Gian Piero Travini, esperto di social media -. Attualmente in Italia c’è chi della passione per i social media ci ha fatto un mestiere, invito anche voi ragazzi a dare un senso al tempo passato scollegati dalla realtà. Ma la moda dei social calerà anche qui fra pochi anni”.