GABRIELE PAPI
Cronaca

Sarsina Tra formaggi, Plauto e piedi piatti

Duemila anni fa la città che ha dato i natali al grande commediografo del ’Miles Gloriosus’ era più importante di Cesena

Sarsina Tra formaggi, Plauto e piedi piatti
Sarsina Tra formaggi, Plauto e piedi piatti

di Gabriele Papi

Sarsina antica e le specialità a denominazione d’origine, già 2000 anni fa. "Non ci ha mandato la rustica Sarsina i suoi coni di formaggio stillanti latte…". E’ lo spicchio di un epigramma di Marziale, il poeta della dolce vita al tempo degli imperatori Flavi e che in altri versi celebra un suo sponsor sarsinate, il ricco Cesio Sabino. Ma toniamo alla golosa citazione di quel prelibato prodotto doc, caratterizzato con ciò che oggi chiameremmo “packaging”, la confezione tipica. Quei formaggi, antenati delle odierne caciotte, confezionati a forma di cono sono oggi solo un gustoso ricordo letterario: ma restano una ragione di più per tornare a rivisitare con occhi nuovi Sarsina, terra natale di Plauto, gran commediografo dell’antichità (il Plautus Festival è in atto fino al 18 agosto) e rivedere il suo Museo Nazionale Archeologico, autentica chicca che raccoglie antichità pubbliche e private. Per capirci: duemila anni fa Sarsina era più importante di Cesena, essendo asse di collegamento tra gli Appennini e la costa, il porto di Ravenna. Non a caso i suoi tipici formaggi di latte di pecora, custoditi in canestrini di giunco, giungevano sino a Roma grazie ai “muliones”: i conduttori di muli, i camionisti dell’antichità. I “muliones” erano imprenditori a tutti gli effetti, insieme ai “fabri” (artigiani), ai “centonari” (fabbricanti di stoffe), ai “dendrophori” (carpentieri), le start up economiche d’allora. Testimonianze e vestigia dei loro affari sono anch’esse raccolte nel Museo di Sarsina.

Se si legge il mondo antico dal punto di vista della vita quotidiana, la storia piglia tutto un altro sapore: non è più la lezione uggiosamente scolastica, ma qualcosa che ci riguarda; non per ricordare ma per capire. Sarsina fu città umbra, poi integrata nello stato romano come “municipium”: e infatti fu inserita, al tempo della riforma amministrativa dell’imperatore Augusto - anno 8 avanti Cristo - nella circoscrizione Regio VI (Umbria) e non nella Regio VII (l’Emilia); la Romagna ancora non c’era, la sua denominazione le fu data sette secoli dopo, per un capriccio della storia. Sarsina era dunque una città vivace con portici, templi, crocicchi, taverne: stiamo spiluccando ancora da Marziale, poeta satirico che visse e scrisse a cavallo del I secolo dopo Cristo. Il sarsinate doc Plauto, autore comico, invece appartiene ad un periodo precedente, quello delle guerre puniche. Gran storia anche quello di Plauto, autore, attore, impresario teatrale. Occhio al suo nome: Tito Maccio Plauto, un nome d’arte. Tito è il nome, Maccio viene da “maccus”, maschera del teatro popolare che serviva anche da megafono, da “microfono”: e Plauto significa “piedi piatti”, ovvero i sandali calzati dagli attori che davano loro un’andatura particolare. Costumanze del teatro antico? Per niente: provate a pensarci. Non cammina forse così Charlot, il grande Charlie Chaplin nelle sue mitiche comiche? Il valore di Plauto oltre che teatrale nei secoli (basti pensare al “Miles Gloriosus”, che in romagnolo si potrebbe tradurre “Lo Sburone”) è una miniera di notizie: racconta storie e vizi privati dell’antica Roma. Ad esempio la passione sfrenata per il gioco d’azzardo con i dadi. I dadi, gli antenati degli odierni “gratta e vinci” e superenalotto. Non c’è niente di nuovo sotto il sole.