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22 mar 2022

Scuola media Fondazione Sacro Cuore

Gli alunni riprendono il pensiero dell’insegnante Gianfranco Zavalloni e il suo ‘manifesto’ per l’infanzia

Da sinistra: Rebecca Salsi, Nicole Zanotti, Francesco Rinino, Margherita Berti, la professoressa Ricci, Marta Forti
Da sinistra: Rebecca Salsi, Nicole Zanotti, Francesco Rinino, Margherita Berti, la professoressa Ricci, Marta Forti
Da sinistra: Rebecca Salsi, Nicole Zanotti, Francesco Rinino, Margherita Berti, la professoressa Ricci, Marta Forti

Il maestro, Gianfranco Zavalloni (1957-2012), amava ricordare che era figlio di contadini e che da essi aveva derivato il suo amore per la natura, per la terra, i boschi, la campagna. A partire dalla sua esperienza di insegnante e dirigente scolastico, prima in Romagna e poi anche in Brasile, ha stilato ‘Il manifesto dei diritti naturali di bimbe e bimbi’, che ritiene negati nel mondo attuale. Questo decalogo ha fatto il giro del mondo: 1. Diritto all’ozio 2. Diritto di sporcarsi 3. Diritto agli odori 4. Diritto al dialogo 5. Diritto all’uso delle mani 6. Diritto ad un buon inizio 7. Diritto alla strada 8. Diritto al selvaggio 9. Diritto al silenzio 10. Diritto alle sfumature.

Quali sono i diritti che si riferiscono alla natura?

Quasi tutti questi articoli prendono in considerazione la natura, come esperienza fondamentale che deve essere vissuta dai bambini, ma in fondo da tutti gli uomini.

Per entrare in contatto con la natura, secondo Gianfranco Zavalloni, è necessario un coinvolgimento di tutti i cinque sensi: il tatto, per dedicarsi a lavori manuali, per sporcarsi e toccare l’erba e le piante, correndo e giocando senza porsi limiti; l’olfatto e il gusto, per percepire gli odori e i sapori dell’ambiente; l’udito, per ascoltare i suoni prodotti dalla natura o il suo silenzio, il fruscio delle foglie, il cinguettio degli uccelli; la vista, per godere appieno dei colori, anche durante i cambiamenti delle ore del giorno, dall’alba al tramonto.

Cosa sono gli ‘Orti di pace’?

Il suo manifesto ha fatto il giro del mondo ed è preso in considerazione da molti pedagogisti, così come il suo progetto degli ‘Orti di pace’, orti da far coltivare ai ragazzi, nelle scuole, come esperienza laboratoriale educativa: la coltivazione degli orti insegna la pazienza, le abilità manuali, l’osservazione, la cura quotidiana, la riflessione nei tempi di attesa; sono luoghi ideali per intrecciare una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità. L’idea degli orti non è soltanto un progetto didattico, ma racconta una cultura ambientalista, basata sulla sua filosofia di vita, tesa all’ecologia, al ritorno di una vita naturale e la limitazione dei mezzi tecnologici, come televisione e cellulare, che hanno stravolto le nostre esistenze.

Vi piacerebbe una scuola come quella progettata dal maestro Zavalloni, dedicata per un terzo della giornata al gioco, un terzo all’attività manuale e al laboratorio immersi nella natura, e un terzo agli apprendimenti di base?

Rebecca Salsi e Nicole Zanotti III B

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