Cesena, 12 settembre 2018 - Su cento abitanti di Cesena, quattro hanno nazionalità straniera, una delle percentuali più basse su scala regionale. Ma su 33 iscritti alla prima classe della scuola elementare Carducci, venti hanno cognomi non italiani. Il tema della composizione delle sezioni in una delle storiche scuole cittadine è diventato d’attualità lo scorso anno scolastico, quando diversi genitori italiani contattarono il dirigente scolastico del Terzo Circolo, Giuseppe Messina per ritirare i loro figli dalla scuola e re-iscriverli altrove motivando la decisione proprio a causa della alta presenza di alunni stranieri. Il caso sollevò clamore e il mondo istituzionale si mosse, annunciando interventi per invertire la tendenza e trovare soluzioni in grado di favorire l’integrazione partendo dall’approvazione delle famiglie italiane.

A guardare gli elenchi delle nuove sezioni, che peraltro quest’anno da tre sono scese a due, la situazione pare però ancora irrisolta. "A onor del vero – commenta Messina – solo il 33% degli iscritti sono stranieri, un numero molto vicino alla soglia del 30% prevista. I cognomi possono essere fuorvianti, perché in molti casi siamo davanti a cittadini italiani, magari anche di terza generazione, nipoti cioè dei primi migranti".

Integrazione. Non è solo carta di identità alla mano che si chiude la questione e il dirigente scolastico lo riconosce, pur dichiarando che ora uno dei problemi principali, quello linguistico, viene superato con maggiore facilità: "La buona comprensione della nostra lingua è ormai assodata in tanti casi e questo contribuisce a rimuovere molti ostacoli. Il tema di fondo resta però quello dell’integrazione culturale, l’aspetto più difficile da affrontare e nel quale la scuola ha un ruolo cruciale".

Universi paralleli. La difficoltà è oggettiva e i numeri, o meglio, i nomi, lo certificano: il terzo circolo ruota intorno alla scuola Carducci, che però non è l’unica a farne parte: a pochi chilometri di distanza per esempio, tra i 39 iscritti del plesso di Ponte Abbadesse, i cognomi di etimologia non italiana si contano col lanternino e in una classe non ci sono affatto. "La scuola – precisa Messina – non può intervenire d’ufficio spostando gli alunni qua e là, serve il consenso delle famiglie". Le famiglie, sia italiane che straniere, da parte loro stanno adottando una linea di demarcazione chiarissima. Alla faccia dell’integrazione.

L’asilo. Lo scorso anno il problema era risultato più evidente tra i bimbi dai 3 ai 5 anni: in una sezione della materna del Carducci si era toccata la punta del 92% di stranieri. "Siamo riusciti a intervenire in maniera efficace – prosegue Messina – e ora ci apprestiamo a iniziare il nuovo anno scolastico con numeri che si attestano intorno al 50%. Abbiamo lavorato in concerto con il Comune, che ha messo a disposizione le sue scuole per facilitare la distribuzione degli stranieri".

Progetto cittadino. Questo però secondo gli auspici di Messina dovrebbe essere solo il primo passo: "Mi piacerebbe che anche tutte le altre scuole statali della città aderissero. Solo così infatti verrebbero soddisfatte le linee guida che parlano di un’omogenea collocazione in tutto il territorio".

Che l’integrazione debba partire dai banchi di scuola è fuori di dubbio, il punto è trovare il giusto modo per attuarla. "Bisogna insistere sui canali comunicativi per far passare messaggi semplici e chiari. Stiamo lavorando molto in questo senso. Con certi interlocutori purtroppo è dura, ma i primi segnali positivi stanno arrivando".