La piaga del caporalato si è diffusa anche nelle campagne del Cesenate
La piaga del caporalato si è diffusa anche nelle campagne del Cesenate
di Paolo Morelli Il complesso lavoro delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno del caporalato, che dalle regioni del sud si è espanso anche dalle nostre parti e in altre zone dell’Italia centro-settentrionale, è arrivato alla fase giudiziaria. Sono tre i processi di contenuto analogo in corso: uno riguarda la cooperativa Power Service di Verona, un altro la cooperativa Trentina e il terzo, iniziato ieri,...

di Paolo Morelli

Il complesso lavoro delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno del caporalato, che dalle regioni del sud si è espanso anche dalle nostre parti e in altre zone dell’Italia centro-settentrionale, è arrivato alla fase giudiziaria. Sono tre i processi di contenuto analogo in corso: uno riguarda la cooperativa Power Service di Verona, un altro la cooperativa Trentina e il terzo, iniziato ieri, l’azienda agricola Casagrande che ha sede a Forlì (in via Cervese), ma tra il 2016 e il 2018 reclutava la manodopera da impiegare negli allevamenti avicoli a basso prezzo (circa la metà delle tariffe dei contratti di lavoro) specie tra Borello e Marcato Saraceno, direttamente o facendo capo a Power Service, cooperativa Trentina e ad altre strutture collegate.

Gli imputati sono, oltre alle tre società che facevano perno sull’azienda agricola Casagrande, gli amministratori delle tre società: i fratelli Simonetta e Stefano Ciani, di 57 e 49 anni, e la loro madre Giovanna Perlini, 82 anni; a difenderli gli avvocati Claudia Battaglia e Antonio Giacomini di Forlì. Le indagini della guardia di finanza hanno identificato 16 lavoratori provenienti da Marocco, Bangladesh, Senegal, Pakistan e Nigeria, pagati cinque o sei euro all’ora anziché 10,61 euro netti previsti dal contratto di lavoro agricolo, ma undici di loro hanno fatto perdere le tracce. A costituirsi parte civile solo cinque marocchini che vivono a Borello, con l’assistenza dell’avvocato Francesco Lombardini. Ieri mattina prima udienza davanti al collegio giudicante formato dalla presidente Monica Galassi, da Nunzia Castellano e Anna Fiocchi che ha respinto un’eccezione sollevata dalla difesa che riteneva indeterminato il capo d’imputazione redatto dal Pm Fabio Magnolo e chi ne chiedeva la riformulazione.

La presidente Galassi ha rilevato la stretta connessione fra questo processo e quello che riguarda la cooperativa Trentina, con diversi testimoni comuni a entrambe le cause; i due procedimenti potrebbero essere riuniti in un solo processo. Prossima udienza il 5 maggio, saranno sentiti i primi tre testimoni citati dal pubblico ministero.