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11 giu 2022

"Soluzione necessaria con nuovi attori"

11 giu 2022

L’idea della Provincia unica romagnola torna di moda, dopo un lungo sonno. Quando ce ne occupammo, nell’ormai lontana estate del 2007, era ancora in campo la Regione Romagna. A noi, entrambi allora profondamente impegnati nelle sedi del multicampus dell’Università di Bologna, parve che creare una piccola Regione significasse andare in una direzione opposta a quella verso la quale aveva senso indirizzare il Paese: cooperare, federare, creare massa critica, ostacolare la frammentazione. La Romagna aveva bisogno di risposte che andassero oltre il feudalesimo municipale presidiato dai partiti. E allora?

Allora pensammo che fondere le tre Province esistenti per dar vita a un’istituzione territoriale pubblica unica fosse un passo possibile (anzi necessario). Lo si poteva fare senza complicati cambiamenti costituzionali. La Romagna avrebbe rappresentato un modello in un’Italia che continuava a dividersi. Non se ne fece nulla. Si preferiva cullarsi nell’adagio, già allora fuori dal tempo, che ’piccolo’ era bello. Anche dopo, quando il tema dell’accorpamento fu ripreso, le resistenze ostacolarono qualsiasi passo avanti. La stessa assemblea dei comuni dell’Ausl unica, che poteva fungere da primo ’parlamentino’ romagnolo, restò un organo burocratico. Poi, però, la società civile cominciò a muoversi. Prima sindacati (la Cisl), poi Confindustria e cooperazione hanno dato segnali via via più significativi. Forse l’età dei feudi politici è destinata a un prossimo tramonto? Forse le crisi successive e la flessione demografica in corso stanno segnalando che è giunto il tempo dell’unità e di pensare in grande, unica via per un futuro importante? Ce lo auguriamo e salutiamo positivamente ogni passo in questo senso. Ma è bene ripartire dall’origine, rimontare il film di questi quindici anni e capire dove e perché non si è andato avanti. La Provincia unica è una soluzione necessaria che ha bisogno di attori capaci di comprendere che non si tratta solo di ridisegnare confini geografico-istituzionali ma di cambiare il modo di pensarsi e di vedere il futuro.

Roberto Balzani, ex sindaco

Giliberto Capano, docente

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