Steven è morto a 24 anni dopo una lunga battaglia contro il sarcoma
Steven è morto a 24 anni dopo una lunga battaglia contro il sarcoma

Bagnarola di Cesenatico (Cesena), 17 febbraio 2020 - In un clima di intensa commozione oggi si tengono i funerali di Steven Babbi, il ragazzo originario di Bagnarola di Cesenatico affetto da un tumore, che nel 2017 fu al centro di un caso nazionale quando l’Inps gli sospese l’indennizzo in busta paga perché aveva superato i sei mesi di assenza dal lavoro. Steven aveva 24 anni ed era benvoluto nella sua città e nell’azienda dove lavorava, la Siropack. Oggi alle 14 la salma sarà trasportata dalla camera mortuaria dell’ospedale di Cesenatico alla chiesa parrocchiale di Bagnarola, dove alle 14.30 il vescovo Douglas Regattieri celebrerà messa. Su volontà della famiglia le offerte raccolte saranno devolute all’istituto Rizzoli di Bologna e alla ricerca sul cancro. Steven lascia la mamma Monia, il padre Athos, i fratelli Kevin e Jason, la fidanzata Ambra, i nonni, tanti amici e persone che gli volevano bene e lo stimavano. La famiglia in un manifesto ha annunciato "la perdita del grande guerriero". Anche i colleghi di lavoro di Steven hanno affisso un manifesto con una breve quanto significativa frase dedicata al ragazzo: "Ha amato la vita fino all’ultimo istante e noi non abbiamo potuto fare a meno di amarlo, arrivederci Guerriero".

Già, perché Steven Babbi nonostante l’aspetto fragile e il fisico minato dal terribile sarcoma di Ewing, era davvero un guerriero, e lo ha dimostrato combattendo tutti i giorni il nemico. Ieri all’obitorio dell’ospedale Marconi di Cesenatico c’è stata una processione continua di persone che hanno voluto salutare Steven personalmente. Fra questi anche il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli. Sulla bara la fidanzata ha posato un cuscino di rose bianche a forma di cuore. Steven è vestito in giacca e cravatta, fra le mani tiene un mazzetto di rose e Ambra ha voluto fargli compagnia con un orsacchiotto di pezza. La famiglia ha scelto di vestire il ragazzo con lo stesso abito scuro che Steven indossò due anni fa in occasione della visita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Tutti piangono e sono turbati. I genitori anche nella giornata di ieri hanno continuato a ricevere messaggi, così come i coniugi De Lucia dell’azienda dove Steven lavorava. Ed è Rocco De Lucia a sperare che proprio quanto accadde a Steven con l’Inps che non riconobbe la sua lungodegenza possa alimentare anche dopo la sua morte una battaglia per i diritti dei lavoratori malati di cancro. Una ’Legge Steven’, per "non lasciare che accada mai più che un malato oncologico si ritrovi con una busta paga a zero euro". La norma è sbagliata, spiega l’imprenditore "e va cambiata, e tutti gli uomini e le donne hanno diritto alla dignità, in primis i malati gravi". Il motivo è fin troppo scontato: "I malati oncologici – spiega De Lucia –, fra una seduta di chemioterapia e un ricovero, devono poter lavorare e, anzi, per loro deve essere un diritto. E lo Stato ha il dovere di aiutare i dipendenti e gli imprenditori che li assumono". Nel frattempo sono tantissime sui social le testimonianze e fra queste anche quella di Rodolfo Fiaschini, il padre di Mattia, il ragazzo morto in Australia durante una escursione alle Blue Mountains, di cui si dovrebbero tenere i funerali sabato prossimo.