La truffa del vino (foto d'archivio)
La truffa del vino (foto d'archivio)

Cesena, 20 aprile 2019 - È arrivata anche a Cesena e in tutta la riviera romagnola l’onda lunga della ‘truffa del vino’ che da diverse settimane impazza in numerose zone d’Italia, dal Bresciano al Piemonte, dall’Alto Adige alle Marche, dall’Emilia al Veneto. Ci sono già caduti alcuni ristoratori del Cesenate, del Forlivese e della riviera, dove è probabile che in questi giorni che anticipano la Pasqua vengano effettuati altri tentativi.

Il canovaccio della truffa è semplice e ben congegnato: una donna con voce giovanile e suadente telefona al ristorante chiedendo del titolare, si presenta con un cognome diffuso nella zona e dicendo di essere una cliente. Prenota una cena per 6-8 persone per la sera dopo per festeggiare un famigliare, nessun problema per il menù e il prezzo, ma una condizione indispensabile è che venga servito un importante vino francese di difficile reperibilità. Nel caso di un ristoratore cesenate è stato chiesto il Bordeaux Chateau Fonfroide. Il ristoratore non ce l’ha in cantina, e la donna gentilmente suggerisce nome e telefono di un grossista che lo può consegnare sollecitamente. Ne servono sei bottiglie, tre per accompagnare la cena e tre da regalare al festeggiato.

Nel giro di poche ore il vino viene ordinato e consegnato da un solerte fattorino: le sei bottiglie (già divise in due confezioni da tre) costano 520 euro, oppure 800 se c’è bisogno della fattura. Il ristoratore quasi sempre paga senza battere ciglio e riserva il tavolo pregustando un buon incasso, ma nessuno si presenta all’orario prestabilito. Inutili i tentativi di chiamare la donna che aveva effettuato la prenotazione e il rappresentante del vino francese (acquistabile su internet a 8/10 euro a bottiglia): i loro telefoni sono staccati, e le indagini appurano che le schede sono intestate a ignari cittadini africani.

Le indagini  delle forze dell’ordine sono andate a buon fine arrivando alla denuncia per truffa di due donne a Fermo, di una a Vercelli e di un uomo nel Reggiano, tutti con numerosi precedenti per truffa, ma è impossibile rintracciarli. Pare si tratti di una famiglia italiana, ma di etnia nomade, che ha le radici in Piemonte. Anche se venissero rintracciati, però, rischierebbero ben poco prima che si accumulasse un sufficiente numero di condanne definitive da superare il limite della sospensione condizionale della pena (due anni di reclusione). Inoltre va segnalato che spesso i ristoratori non presentano denuncia per evitare quelle che alla fine risulterebbero solo perdite di tempo e non rischiare una brutta figura con amici e clienti.