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8 mag 2022

"Una donna su due è disoccupata"

Il segretario Marinelli chiede azioni di supporto alla maternità: nel 2020 quasi 3mila mamme si sono dimesse

8 mag 2022
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile
Il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, in occasione della festa della mamma snocciola i numeri sulla disoccupazione femminile

"La festa della mamma non deve limitarsi alla riconoscenza verso le madri, ma deve essere un momento di azione concreta verso politiche di supporto alla maternità". Parole necessarie quelle di Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna, soprattutto alla luce dei dati che il sindacato elenca a proposito della disoccupazione femminile. Eccoli: le madri italiane hanno il primato della disoccupazione in Europa, pari al 57,3%. Nel 2020 l’Ispettorato del Lavoro aveva evidenziato come in Emilia-Romagna su 4.174 dimissioni, le donne fossero quasi 3 mila, il 71% delle quali madri. Il 3% in più rispetto al 2019. Un dato molto preoccupante in cui è intervenuto anche il Covid che ha acutizzato alcune situazioni di vita delle donne: la difficoltà nel conciliare lavoro e ruolo di cura, unita alla didattica a distanza a cui i bambini sono stati costretti durante la pandemia, hanno fatto sì che tantissime donne anche nei nostri territori abbiano scelto di abbandonare il lavoro. Anche gli orari dei servizi scolastici per l’infanzia sono un ostacolo per la donna lavoratrice, perché spesso incompatibili con gli orari lavorativi. Anche in Romagna oltre il 70% delle dimissioni ha riguardato donne, che come motivazione hanno dato principalmente la difficoltà nel conciliare il lavoro e la famiglia. Ma pesa anche la mancanza di servizi per l’infanzia (posti disponibili nelle scuole, alti costi delle rette o del servizio di baby sitting, impossibilità di ricevere aiuto dai parenti). Secondo una ricerca di Openpolis (2020), è soprattutto la presenza di figli piccoli ad abbattere il tasso di occupazione nel nostro Paese. "Quando una donna è costretta a lasciare il lavoro - scandisce Marinelli - c’è un patrimonio di cultura e professionalità che si perde oltre allo svantaggio economico che la donna avrà a livello contributivo e pensionistico. L’indipendenza economica non deve essere un obiettivo inconciliabile con quello di essere madre".

Elide Giordani

© Riproduzione riservata

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