La panchina rossa inaugurata ieri in tribunale a Forlì
La panchina rossa inaugurata ieri in tribunale a Forlì
di Luca Bertaccini Una panchina rossa è stata posizionata ieri mattina all’interno del tribunale di Forlì durante la Giornata contro la violenza sulle donne. "Perché una panchina? Perché chi la vedrà rifletterà su un fenomeno che è molto presente nel cosiddetto mondo civile. Da parte nostra vogliamo dire alle donne: la magistratura e le forze dell’ordine ci sono, non sarete lasciate sole". Queste le parole pronunciate dal procuratore capo, Maria Teresa Cameli, davanti a diversi rappresentanti istituzionali (dal prefetto Antonio Corona ai sindaci di Forlì e Cesena, Gian...

di Luca Bertaccini

Una panchina rossa è stata posizionata ieri mattina all’interno del tribunale di Forlì durante la Giornata contro la violenza sulle donne. "Perché una panchina? Perché chi la vedrà rifletterà su un fenomeno che è molto presente nel cosiddetto mondo civile. Da parte nostra vogliamo dire alle donne: la magistratura e le forze dell’ordine ci sono, non sarete lasciate sole". Queste le parole pronunciate dal procuratore capo, Maria Teresa Cameli, davanti a diversi rappresentanti istituzionali (dal prefetto Antonio Corona ai sindaci di Forlì e Cesena, Gian Luca Zattini ed Enzo Lattuca). Il procuratore ha fornito i numeri dei reati collegati alla celebrazione. Numeri che "sono sostanzialmente stabili". Entrando nel merito, i maltrattamenti in famiglia (il confronto è tra i dati dell’intero 2020 coi primi dieci mesi di quest’anno) sono diminuiti in provincia da 258 episodi denunciati a 216 (in 195 casi il procedimento giudiziario è già stato concluso). C’è stato un calo anche per quanto riguarda la porn revenge, cioè la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, da 9 a 6 episodi. Identico trend - da 4 casi a uno - per il reato di deformazione dell’aspetto della persona causato con lesioni permanenti al viso. In calo anche i casi di violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (da 29 a 11), cioè di quelle misure attraverso le quali si cerca di tenere gli stalker lontani dalle proprie vittime. A tal proposito i casi di atti persecutori (cioè quello che viene definito stalking, articolo 612 bis del codice penale) sono scesi dai 125 del 2020 ai 121 di quest’anno. In provincia non si registrano casi di costrizione o induzione al matrimonio, mentre c’è un caso di violenza sessuale di gruppo (uno anche nel 2020). Arrivando ai dati negativi, sono aumentate le violenze sessuali, da 45 a 51 (di queste 42 hanno già avuto una conclusione dal punto di vista giudiziario), gli atti sessuali con minorenne (da 7 a 10) e la corruzione di minorenne (da 0 a 4). "Come estirpare questa violenza nei confronti delle donne? - ha aggiunto la dottoressa Cameli -: Ritengo sia un problema sociale e culturale. Dobbiamo educare i giovani al rispetto della libertà di genere e ricordare che un ‘no è sempre un no’". Sempre riferendosi ai più giovani "bisogna far loro capire che è possibile affrontare la vita anche da soli, senza un partner". Detto altrimenti: la fine di una relazione non deve essere vista come la fine della propria vita, che non deve essere ridotta a un limitante rapporto di coppia. Rossella Talia, presidente del tribunale , ha evidenziato l’importanza "di lavorare sugli uomini maltrattanti. Spesso inoltre il problema è la recidiva. Sono molti i casi in cui l’omicidio della donna da parte dell’uomo viene commesso dopo che è stata comminata una pena".