Un’infermiera nel centro di vaccinazione allestito in Fiera, mostra una fiala di Pfizer (Ravaglia)
Un’infermiera nel centro di vaccinazione allestito in Fiera, mostra una fiala di Pfizer (Ravaglia)
di Elide Giordani È una battaglia che ha trovato in prima fila anche l’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, oltreché di varie altre province, quella di allargare, la priorità vaccinale contro il Covid-19 anche ai medici liberi professionisti (circa 400 in provincia) non legati alla sanità pubblica. "L’aver riservato le liste prioritarie ai medici del sistema sanitario, delle case di cura convenzionate, delle Rsa, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta – sostanzia Michele Gaudio, presidente dell’ordine – ha prodotto una dimenticanza nei confronti di una...

di Elide Giordani

È una battaglia che ha trovato in prima fila anche l’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, oltreché di varie altre province, quella di allargare, la priorità vaccinale contro il Covid-19 anche ai medici liberi professionisti (circa 400 in provincia) non legati alla sanità pubblica.

"L’aver riservato le liste prioritarie ai medici del sistema sanitario, delle case di cura convenzionate, delle Rsa, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta – sostanzia Michele Gaudio, presidente dell’ordine – ha prodotto una dimenticanza nei confronti di una popolazione sanitaria che fornisce una prestazione tutti i giorni ed è sottoposta agli stessi rischi".

Il riferimento di Gaudio è "agli odontoiatri, ai fisiatri, ai cardiologi, agli otorini. Bastava riflettere – spiega – sui 37 miliardi che nel 2019 gli italiani hanno speso in visite libero-professionali, e dunque al di fuori del sistema sanitario nazionale. Sono tutti medici che, col loro personale di assistenza, hanno avuto altrettante occasioni di contagio. Se la prima fase del piano vaccinale era quella di proteggere il personale sanitario da uno contatto ravvicinato che avrebbe potuto alzare il contagio anche tra la popolazione, la dimenticanza nei confronti di questa grande fetta di medici è palese. Io, peraltro, ho già fornito all’Asl Romagna i nominativi dei medici iscritti al mio ordine, non tutti sono stati chiamati, anche perché è intervenuta la penuria di vaccini di cui sappiano, ma ci auguriamo che vengano presto contattati per permettere loro prenotarsi per il vaccino".

Diversamente è andata per i dentisti, più di altri, come è facile immaginare, a rischio di contrarre il coronavirus nell’esercizio del loro lavoro. "A differenza di altre province emiliano-romagnole, nell’Area vasta della Romagna, quindi a Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini – spiega il dottor Paolo Paganelli, cesenate, presidente del Dipartimento Emilia-Romagna dell’Andi, l’associazione dei dentisti italiani –, le vaccinazioni agli odontoiatri sono terminate e già da un paio di settimane abbiamo dato i nominativi, tramite gli Ordini, di tutte le assistenti ed igieniste dentali. A breve, quindi, inizieranno anche queste vaccinazioni, che sono state un po’ ritardate in quanto come sappiamo la distribuzione si è rallentata". "Tutto questo – puntualizza il dottor Paganelli – è stato possibile grazie ad un accordo tra i vertici della sanità della Regione Emilia-Romagna e la nostra associazione. Mi sento di affermare che gli studi odontoiatrici, con il vaccino, le misure di sicurezza e i protocolli adottati, oggi sono davvero sicuri".

E per tutti gli altri? "Da giovedì scorso anche tutti i professionisti segnalati dall’Ordine dei Medici possono prenotarsi per la vaccinazione - risponde la dottoressa Raffaella Angelini, responsabile della Sanità Pubblica dell’Asl Romagna -. Le vaccinazioni sono state sospese il 18 gennaio solo per il blocco dell’invio delle dosi vaccinali".