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25 gen 2022

Amadori, il timone va in mano ai due fratelli

Cesena, si alleano Flavio (presidente) e Denis (vice): uniti controllano il 54% della società capofila

25 gen 2022
paolo morelli
Economia
Da sinistra, Francesca, Francesco e Flavio Amadori
Da sinistra, Francesca, Francesco e Flavio Amadori
Da sinistra, Francesca, Francesco e Flavio Amadori
Da sinistra, Francesca, Francesco e Flavio Amadori

Cesena, 25 gennaio 2022 - Ha un nuovo assetto la governance dell’Amadori, seconda azienda di carni bianche in Italia, salita agli onori delle cronache per il rumoroso licenziamento da responsabile comunicazione di Francesca, nipote di Francesco che nel 1969 fondò l’azienda a San Vittore di Cesena. Dei tre fratelli è rimasto solo Francesco, che pochi giorni fa ha compiuto 90 anni: Adelmo fu liquidato negli anni Ottanta, Arnaldo alla fine degli anni Novanta ed è morto nel 2017 in Brasile.

Al vertice della piramide basata su un sistema di cooperative agricole c’è l’Amadori spa, controllata al 77% da Finama Holding che fa capo alla Francesco spa, società detenuta dai quattro figli di Francesco Amadori. Il 23% di Amadori spa è dalla società Agricola Valle del Savio, il cui capitale è nelle mani dei figli di Arnaldo Amadori. La novità è che Flavio, presidente, e Denis, suo vice, hanno stretto un’alleanza che fino a poco tempo fa sembrava improbabile, mettendo in cassaforte il controllo assoluto dell’azienda attraverso la società Fda (acronimo di Flavio e Denis Amadori) che controlla il 54% della Francesco spa. Le loro sorelle Loretta e Patrizia, che non lavorano in azienda, hanno il 46% (diviso in parti uguali) della Francesco spa, ma così perdono peso nelle decisioni strategiche: il timone dell’azienda ora è saldamente nelle mani di Flavio e Denis. Quello che decidono loro due deve essere accettato da tutti gli altri membri della famiglia.

Il nuovo assetto potrebbe favorire la cessione del gruppo: se ne parla periodicamente soprattutto dal 2014, quando Francesco Amadori si è tirato in disparte dopo aver guidato il recupero da alcuni scivoloni soprattutto nel settore immobiliare.
Potrebbe esserci anche questo nuovo assetto di controllo dietro il licenziamento di Francesca Amadori, figlia di Flavio e nipote del fondatore Francesco. Lo mormorano in tanti a Cesena, dove i membri della famiglia Amadori sono molto popolari: non è raro incontrarli a spasso, nei negozi, in palestra o in qualche ristorante. Sono persone alla mano, vengono dalla terra e si danno poche arie anche se sono al vertice di un’azienda che ha quasi 9mila dipendenti e un fatturato che supera abbondantemente il miliardo di euro: lo scorso anno, secondo i dati diffusi dall’azienda, il fatturato è arrivato a 1,4 miliardi, anche se la redditività dovrebbe scontare le difficoltà dovute alla pandemia, all’influenza aviaria e al rincaro delle materie prime per i mangimi e la gestione degli allevamenti.

Nello stringato comunicato di replica a un’intervista dell’amministratore delegato Francesco Berti, che motivava il licenziamento di Francesca con l’accusa di essere stata assente nel mese di dicembre senza presentare giustificazione, l’avvocato dell’ormai ex responsabile comunicazione faceva esplicito riferimento all’"estrema gravità delle questioni aziendali più volte sollevate dalla dottoressa Amadori".
 

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