Assemblea straordinaria
Assemblea straordinaria

Cesena, 5 luglio 2016 - La notizia è di quelle che dovrebbero far riflettere: gli azionisti privati hanno bocciato il bilancio 2015 della Cassa di Risparmio di Cesena. Il dato si ricava dall’analisi delle varie votazioni che si sono succedute domenica scorsa al termine delle assemblee: prima quella straordinaria per i cambiamenti dello statuto in modo da consentire l’ingresso del Fondo interbancario, poi quella ordinaria per il bilancio e le nuove politiche di remunerazione del capitale.

I voti contrari all’approvazione del bilancio espressi dagli azionisti privati non hanno avuto alcuna influenza sull’esito finale della votazione poiché le Fondazioni di Cesena, Lugo e Faenza, che complessivamente detengono il 66% delle azioni aventi diritto al voto, si sono espresse unanimemente per l’approvazione del bilancio pir non avendo più il vincolo del patto parasociale che le obbligava a un orientamento comune fino a pochi mesi fa.

I voti contrari degli azionisti privati, però, esprimono un malessere che molti soci hanno evidenziato nei loro interventi: le rettifiche con accantonamenti sui crediti deteriorati per 375 milioni di euro sono state considerate eccessive, e ha sollevato molte perplessità anche l’iperbolica crescita della perdita (dai 67 milioni di euro della prima bozza di gennaio, quando era presidente Tomaso Grassi e direttore generale Adriano Gentili, ai 252 milioni della versione definitiva approvata l’8 giugno dal nuovo consiglio d’amministrazione presieduto da Catia Tomasetti col direttore generale Dario Mancini). Infatti all’inizio di marzo era stata licenziata la seconda bozza del bilancio che chiudeva con una perdita di 104 milioni, e poi erano corse voci di una terza bozza chiusa a -173 milioni, fino ad arrivare al definitivo -252 milioni.

Per l'approvazione del bilancio hanno votato (direttamente o per delega) 292 soci privati, per un totale di 703.250 azioni. I voti contrari espressi da 87 soci sono stati 366.401, pari al 52,1%; quelli favorevoli espressi da 134 soci sono stati 213.313, pari al 30,33%, e si sono astenuti 71 soci con 123.536 azioni, pari al 17,57% (tra questi ci sono i voti dei dipendenti e pensionati azionisti che hanno seguito le indicazione dell’associazione Di.Az).

In sostanza più di due terzi dei soci privati non ha dato il gradimento al bilancio. Al fine del voto definitivo, tuttavia, è stato preponderante il peso delle tre Fondazioni e l’approvazione del bilancio è avvenuta col 97,44% dei voti. Va rilevato che la votazione sul bilancio si è svolta nella seconda parte dell’assemblea, quella ordinaria, quando erano già passate le 15 e una parte dei soci che all’apertura dell’assemblea erano 907, dei quali 132 rappresentati per delega, aveva lasciato il Carisport, vinti dall’afa e dalla necessità di mettere qualcosa sotto i denti all’ora di pranzo. Alla votazione sul bilancio, infatti, hanno partecipato 295 soci.

In tutte le altre votazioni ha prevalso anche tra i soci privati la linea indicata dal consiglio d’amministrazione presieduto da Catia Tomasetti e seguita dalle tre Fondazioni: quella che ha ottenuto la percentuale più alta di consensi (in totale il 98,28%) è stata quella sulle politiche di remunerazione che ha stretto un po’ i cordoni della borsa; qui anche la maggioranza dei soci privati ha votato a favore.

Le altre votazioni hanno ottenuto consensi di poco inferiori: 97,8% per l’eliminazione del valore nominale delle azioni (fino a ieri era di 5,60 euro); 97,86% per l’introduzione di fattispecie di nuova eccezione alla limitazione di possesso (in pratica l’abolizione del 2% massimo che era previsto per i soci privati); 96,52% per la proposta di attribuzione al consiglio d’amministrazione della delega per aumentare il capitale sociale con eslusione del diritto di opzione per gli attuali soci; 97,91% per la revoca delle deleghe ad aumentare il capitale sociale che erano state prrovate dall’assemblea del 4 agosto 2014.