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L’ex assessore Casanova fa causa al Comune di Cesena

Per le spese legali non risarcite, dopo essere stato prosciolto al processo Sapro

Ultimo aggiornamento il 2 giugno 2018 alle 08:29
William Casanova, ex assessore al comune di Cesena, fece parte del consiglio di Sapro

Cesena, 2 giugno 2018 – Per non avere voluto risarcire le spese legali sostenute da un ex assessore indagato per la bancarotta di Sapro e prosciolto in Tribunale, il Comune di Cesena potrebbe essere chiamato a pagare una cifra superiore del triplo a quella iniziale.

È il senso della citazione davanti al Tribunale civile di Forlì presentata da William Casanova (ex assessore Pd, area Margherita) che dall’1 marzo 2000 al 26 luglio 2001, su incarico dell’allora sindaco Giordano Conti, fece parte del consiglio d’amministrazione di Sapro, la finanziaria creata dagli enti locali della provincia di Forlì-Cesena per favorire gli insediamenti produttivi, fallita nel 2010 a causa di un indebitamento superiore a 110 milioni euro. Casanova fu indagato per bancarotta fraudolenta e altri reati insieme agli altri membri dei vari consigli d’amministrazione di Sapro, ma fu prosciolto per archiviazione della parte dell’istruttoria che lo riguardava su richiesta dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Filippo Santangelo accolta dal giudice per le indagini preliminari Luisa Del Bianco.

Nell’atto di citazione vengono dettagliati tutti i numerosi tentativi di Casanova di ottenere dal Comune o da una delle compagnie assicurative alle quali si era affidato il pagamento della parcella di 8.500 euro versati all’avvocato Giorgio Mambelli per l’assistenza legale durante la fase istruttoria dell’inchiesta penale. A tutte le richieste il Comune aveva sempre risposto negativamente affermando, in sostanza, che Casanova avrebbe svolto il ruolo di consigliere di Sapro in modo autonomo, non nell’ambito dell’attività istituzionale dell’Amministrazione comunale.

Nel conto dei danni subiti da Casanova c’è anche la violazione della privacy per la pubblicazione delle sue generalità nell’atto di ricorso all’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) pubblicato sull’albo pretorio on line dal Comune di Cesena, mentre da quello pubblicato sul sito dell’Anac il nome e il cognome erano stati omessi.

La data di avvio della causa non è ancora stata fissata.

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