Ceszena, 6 maggio 2018 - Ad oggi – con una situazione nazionale del partito che di certo non aiuta e con lo spettro di possibili nuove elezioni politiche che destabilizzerebbero ancor di più anche il quadro locale – i possibili candidati del Pd e degli alleati del centrosinistra alle amministrative del 2019 in qualità di eredi (più o meno in continuità con Paolo Lucchi) sono una manciata.

Si tratta dell’ex parlamentare Enzo Lattuca, dell’assessore al welfare Simona Benedetti, della consigliere regionale Lia Montalti, del segretario di Federazione Fabrizio Landi e di Renzo Piraccini, il presidente di Cesena Fiera. Ci saranno quasi certamente le primarie interne al partito e di coalizione.

La situazione tuttavia è fluida e dopo la sconfitta elettorale il Pd ha riavviato febbrilmente i contatti con il mondo delle organizzazioni economiche, sindacali, sociali e del volontariato per essere più inclusivo e magari anche per testare se qualche personaggio di spicco – che sia almeno di ‘area’ , se non proprio iscritto al partito – sia disposto a imbarcarsi in un’avventura amministrativa, magari capitanandola. Il vantaggio sarebbe di avere una persona non essere riconducibile all’esthablishment del partito, che di questi tempi, a torto o a ragione, pare pagare. Insomma: l’outsider potrebbe sempre venir fuori. Naturalmente le cose sono in movimento anche su versante civico e l’alleanza di centrosinistra a cui mira il Pd non sarà fatta di soli partiti.

Dei cinque. il manager Renzo Piraccini è il meno identificabile con l’apparato, anche se è nel gruppo dirigente del Pd dalla sua costituzione. Uomo del fare, piglio decisionista, potrebbe però non essere il più inclusivo. Di Enzo Lattuca che – terminata la prima legislatura da parlamentare non riveste attualmente incarichi – si sa che non gli dispiacerebbe fare il sindaco e che ha cominciato a tessere relazioni fuori dal partito, in vista di alleanze. Potrebbe recuperare i rapporti a sinistra con Leu – verso i quali stava per slittare verso la fine della legislatura parlamentare - e a lui guardano con simpatia anche i repubblicani e Luigi Di Placido (Liberaldemocratici) che auspicano come Elena Baredi una netta discontinità rispetto al Pd Lucchi. Lattuca, dei cinque, sembrerebbe essere il meno continuo e contiguo, ma c’è chi dice che sia tutto da vedere.

Simona Benedetti – che dalla sua ha l’esperienza di due legislature, la conoscenza della macchina comunale e una capacità di lavoro che si avvicina a quella notoriamente stakanovista di Lucchi – sarebbe invece una soluzione di piena continuità, una sorta di Lucchi ter con l’ex sindaco convitato di pietra, come qualche antagonista chiosa acido. La consigliera regionale Lia Montalti è apprezzata nel partito, non ha un carattere spigoloso e conta sul pedigree maturato in consiglio regionale. Considerato e attrezzato anche il segretario di Federazione Fabrizio Landi, che dopo la concente delusione per la mancata elezione alle politiche del 4 marzo, potrebbe con spirito di servizio rendersi disponibile per un’altra competizione elettorale: forse la più rischiosa non solo nella storia del Pd cesenate, ma anche di quella dei suoi progenitori, dal 1970 in poi.