Savignano, contestata la scultura del ‘dado è tratto’ (Foto Ravaglia)
Savignano, contestata la scultura del ‘dado è tratto’ (Foto Ravaglia)

Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena), 30 dicembre 2015 - Un dado che, proprio come quello di Giulio Cesare, è destinato a scatenare guerre. Non piace quasi a nessuno, infatti, la ‘Mano col dado’ collocata all’ingresso di borgo San Rocco a Savignano. Una mano tutta in ferro, alta quattro metri e racchiude un dado, simbolo di quell’ ‘Alea iacta est’ pronunciata da Cesare mentre, con la sua legione, attraversava il Rubicone, mettendosi in guerra contro Roma.

Nei giorni scorsi, dopo la messa in pere di sicurezza, illuminazione, la mano è stata posizionata e subito si sono scatenate le polemiche. Un’opera nata dall’estro e dalla generosità dei Maestri del ferro battuto durante la Fiera di Santa Lucia, quando circa venti artigiani da tutta Italia con il loro lavoro hanno voluto rendere omaggio all’evento per cui Savignano è citata sui libri di storia di tutto il mondo: il fiume Rubicone.

Ma quella mano, a quanto pare, non incontra il gusto degli abitanti e commercianti di San Rocco e ora piovono critiche a iosa. Nulla da dire sulla creatività e sull’estro dei fabbri capitanati da Davide Caprili, ma gli abitanti del luogo ritengono che è stata sbagliata la scelta della collocazione. E’ arrabbiato Luca Galassi commerciante di articoli per calzature: «Ci hanno fatto un impianto di illuminazione con le luci nei cornicioni che illuminano i terrazzi: le lampade sono posizionate a terra, tanto che qui sembra di essere in un cimitero. Non ci hanno messo neppure le luminarie a Natale. Però ci hanno regalato un catafalco con una mano spettrale che sembra uscire direttamente dalla tomba di Cesare».

Gina Tognacci della ‘Casa del fiore’ dice che in Borgo San Rocco serve una mano, ma non quella: «E’ talmente brutta che quando passo di lì faccio fatica a guardarla. Mi fa impressione. Abbiamo bisogno di ben altre cose, a cominciare da una illuminazione adeguata e dai parcheggi». A Mauro Scarponi, parrucchiere, non piace perché stride con la linea cinquecentesca di Borgo San Rocco. «Sarebbe stato meglio se avessero pensato alla circolazione in questo storico borgo dove chi esce e vuole andare a Cesena deve fare un lungo giro con oltre un chilometro di strada in più».

Mosca bianca è, invece, Angelo Polverelli, pensionato che abita a Borgo San Rocco: «La scultura mi piace, fa onore al nostro borgo sito vicino al ponte romano e allo storico fiume Rubicone». Gianni Giovagnoli titolare di negozio di elettrodomestici, non è d’accordo: «Appena l’abbiamo vista abbiamo riso per non piangere. Di notte il borgo è al buio e fanno più luce le vetrine dei pochi negozi rimasti. Inoltre, chi potrebbe vederla oltre a noi commercianti, qui a fianco della via Emilia, dove non c’è posto per fermarsi e guardarla? Anzi potrebbe essere addirittura oggetto di distrazione per chi guida lungo la statale».