L'apertura del Plautus Festival (Foto Ravaglia)
L'apertura del Plautus Festival (Foto Ravaglia)

Sarsina (Forlì-Cesena), 2 agosto 2020 - L’arena plautina sul colle di Calbano, sopra a Sarsina, è sempre sembrata la fiabesca parte di un altro mondo, col soffitto fatto di stelle e i muri di alberi. Una meraviglia da raggiungere in pellegrinaggio ogni estate per godersi la riproposizioni di classici teatrali divenuti immortali, con la luna come faro scenico aggiuntivo e il vento fresco come compagno di seduta.

E’ vero, l’arena è una meraviglia, ma no, non è di un altro mondo. Perché il coronavirus fa – giustamente – paura anche quassù sui monti, imponendo dunque il severo rispetto delle norme di sicurezza volte a contenere i rischi di contagio. Per entrare serve la maschera, che non è quella che evoca i tempi di Plauto, ma quella che serve a coprire naso e bocca. Prima della biglietteria ci sono il checkpoint dove si misura la febbre e si distribuisce il gel igienizzante, dopo di che via libera, verso un’arena rimodulata, con ampi spazi tra i vari gruppi di spettatori.

Quella di quest’anno è la sessantesima edizione del festival, l’amministrazione comunale e la direzione artistica di Cristiano Roccamo fiutavano il compleanno in grande stile e invece sono stati costretti a ridisegnare i piani a causa dell’emergenza pandemica e di tutte le conseguenze ad essa legata, partendo ovviamente da quelle economiche, che hanno sforbiciato i budget.

Ma grazie tante agli sponsor e al pubblico, si dice prima che si spengano le luci, perché per merito loro si è ancora tutti qui, la calda sera del primo agosto (il vento fresco evidentemente si è preso un giorno libero) a godersi uno spettacolo che promette allegria e spensieratezza.

Dunque si parte con Aulularia e Massimo Venturiello nei panni di Euclione . Si parte con la commedia degli equivoci, dei sotterfugi e del talento firmato Tito Maccio Plauto. E’ il primo di sei spettacoli: cartellone ridotto, ma spirito immutato. Perché i classici non muoiono mai. Soprattutto in mezzo alla magia delle arene circondate dalle stelle.