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Cesena calcio, sentenza di fallimento. "Debiti per 85 milioni di euro"

Il tribunale ha chiuso ufficialmente la storia della società calcistica. Il sindaco Lucchi: "Il Comune dovrà farsi carico di rate di mutuo e lavori per due milioni"

Ultimo aggiornamento il 11 agosto 2018 alle 07:44
Il sindaco Paolo Lucchi

Cesena, 11 agosto 2018 - L’associazione Calcio Cesena spa è fallita. La notizia è ufficiale da ieri mattina, quando la giudice fallimentare del tribunale di Forlì Barbara Vacca, dopo essersi riunita in camera di consiglio con le colleghe Carmen Giraldi e Maria Cecilia Branca, ha depositato la sentenza con la quale ha dichiarato fallita la società calcistica cesenate. Curatore del fallimento è stato nominato il commercialista bolognese Mauro Morelli. L’adunanza dei creditori è stata fissata per lunedì 10 dicembre prossimo; nel caso in cui ce ne fossero più di 200, l’adunanza proseguirà una settimana dopo, il 17 dicembre. Nella sentenza ci sono, oltre alle considerazioni sull’irreversibilità dello stato di insolvenza dovuta al naufragio del tentativo di ristrutturazione del debito conseguente al diniego dell’Agenzia delle Entrate, alcune notizie inedite: l’esposizione debitoria aveva superato 85 milioni di euro a fronte di un attivo circolante di 40,8 milioni, mentre il patrimonio netto era stato ridotto dalle pardite degli ultimi anni a 4 milioni.

Il conto finale del fallimento del Cesena per il Comune ammonterà a due milioni di euro. Lo assicura il sindaco Paolo Lucchi contestando l’analisi contenuta nell’articolo di Paolo Morelli «Per il Comune un danno di quasi 4 milioni», pubblicato sul Resto del Carlino di ieri.

L’amministrazione comunale respinge prima tutto l’accusa di «non aver battuto ciglio pur sapendo che da tempo il Cesena non pagava più la copertura assicurativa che avrebbe dovuto controgarantire il Comune» fino a poche settimane fa. Dal municipio assicurano infatti di aver seguito con attenzione le vicende della società, intervenendo in più di un’occasione per sollecitarla ad adempiere ai propri obblighi. «Lo ha fatto nel 2012 (quando la società che aveva controgarantito la fideiussione per conto dell’A.C. Cesena si trasferì), chiedendo di provvedere alla validità di una nuova polizza da rilasciare; lo ha fatto più volte, a partire dal 2014 (quando tale società fu cancellata dall’elenco della Banca d’Italia delle abilitate al rilascio di garanzie fideiussorie) e ancora nel 2016, ripetendo la richiesta al sodalizio bianconero di provvedere al rilascio di una nuova polizza a garanzia del mutuo». Fino a quando il Credito Sportivo ha comunicato che il Cesena non aveva saldato due rate per oltre 193mila euro. A quel punto «il 18 giugno abbiamo inviato all’A.C. Cesena la richiesta di saldare l’insoluto e di rilasciare una nuova fideiussione, come già fatto in passato».

Quanto dovrà sborsare il Comune per coprire i debiti del Cesena? Il sindaco chiarisce che il contratto di mutuo stipulato nel 2011 dal Cesena (e garantito con fideiussione comunale) ha un importo di 2.083.515 euro, e fino a gennaio 2017 le rate sono state pagate: «Quindi, parte del debito è già stato estinto. Dunque, anche tenendo conto degli interessi, appare decisamente improbabile che la somma rimasta da pagare sia una volta e mezzo quella originaria». Il mutuo residuo si aggira intorno a un milione e 474mila euro. Per i lavori futuri allo stadio il Comune assicura di contenere la spesa in 250mila euro. «Una cifra, quindi, ben diversa dai 700.000 euro indicati» puntualizza il sindaco. Così i 60mila euro a bilancio per lavori di ristitemazione allo stadio e a Villa Silvia saranno a carico della nuova società calcistica.

La conclusione è che «il fallimento dell’A.C. Cesena, seppur sicuramente rilevante, è meno pesante per le casse comunali dei quasi quattro milioni indicati, ed è quantificabile in circa 2 milioni di euro. Una cifra rilevante, rispetto alla quale non va sottovalutato come, naturalmente, nel corso del percorso collegato con l’ormai certo fallimento dell’A.C. Cesena, il Comune intenda rivalersi per tutelare gli interessi della nostra città».

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