Cesena, 27 luglio 2018 - Un’estate di corsa e sa benissimo che sarà una maratona. Daniele Martini, 62 anni, dal 1982 a ieri è stato l’anima del Romagna Centro (dalla terza categoria alla D conservata nelle ultime cinque stagioni), ora è il dg del nuovo Cesena in questa trasformazione alla bianconera.

Martini per lei che periodo è?

“Complicato, di orgoglio e di arrabbiature”.

Cosa ha fatto fatica a digerire?

“C’è chi non sopporta l’ accostamento tra il Cesena e Martorano. Assurdo, il Cesena rinasce dalla sua ‘pancia’, noi eravamo affiliati al Cesena. Qui il bianconero è una fede, mio zio era Gian Marten”.

Quando ha capito che stava per scattare l’operazione?

“Ho sempre sostenuto che due squadre in D nella stessa città non fossero possibili. La Federazione poi per prassi ha sempre piazzato l’ultima arrivata, come cronologia, in Eccellenza”.

Oltre che da Pubblisole era stato contattato da altri come progetto sportivo?

“Dopo il bando siamo stati avvicinati anche da un gruppo toscano e da uno modenese. E da Pubblisole, un gesto di amore di un gruppo di aziende».

Se le dicessi che la nuova società potrebbe aver salvato il Romagna Centro?

«Direbbe una falsità. Noi abbiamo messo a disposizione il titolo sportivo, la matricola. Probabilmente l’alternativa sarebbe stata o l’Eccellenza o un anno senza Cesena”.

E i conti?

“Qui la volevo. L’Asd Romagna Centro ha dato il titolo sportivo. La nuova società non c’entra nulla con la Polisportiva Martorano spa, 200 soci, proprietaria del centro sportivo valutato da perizia oltre 5 milioni. In 10 anni la polisportiva deve pagare un mutuo di 1.6 milioni”.

Quindi niente debiti.

“Come polisportiva rispettiamo le rate, ci manteniamo con gli affitti dei campi e l’organizzazione di tornei. Come Romagna Centro ultimo bilancio positivo di 53mila euro, patrimonio netto 700mila euro. Non c’era proprio niente da salvare”.

La sua parentela con l’assessore Castorri è finita in consiglio comunale.

“E mi ha fatto male. In questa operazione non vedo interessi per me e mio genero. Qui è stato fatto ripartire il Cesena, non era scontato”.

Voi dovete vincere il campionato lo sa?

“Lo so, ma se pensiamo che sarà così solo perchè ci chiamiamo Cesena abbiamo già perso in partenza”.

I tempi stretti condizionano?

“Sì. A Cesena vengono tutti ma ora il numero dei giocatori disponibili è diminuito, alcuni si sono già accasati”.

Come si vince la D?

“Con i migliori della D non i peggiori della C. Fondamentali i quattro under da schierare: un ’98, due ’99 e un 2000”.

Ha un rimpianto?

“Non aver potuto utilizzare i primavera del Cesena. Sarebbe stato un bel vantaggio”.

Due nomi di over, De Feudis e Agliardi.

“De Feudis come uomo e giocatore farebbe al caso nostro. Agliardi valuterà lui e dipenderà anche se tra i pali decideremo per un under o meno”.

I lavori al Manuzzi creeranno difficoltà?

“Comune e Figc sono attenti, dovrebbe essere indisponibile per poco. Forlì l’alternativa”.