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28 apr 2022

Cesena, ecco la ricetta playoff di Pelliccioni

L’ex ds bianconero, ora a Catanzaro, spiega cosa fare in questa fase: "Bisogna tirare una riga e dimenticare quanto accaduto in stagione"

andrea baraghini
Sport
Alfio Pelliccioni, sammarinese classe 1955, per due stagioni è stato il direttore sportivo del Cesena. Ora è al Catanzaro
Alfio Pelliccioni, sammarinese classe 1955, per due stagioni è stato il direttore sportivo del Cesena. Ora è al Catanzaro
Alfio Pelliccioni, sammarinese classe 1955, per due stagioni è stato il direttore sportivo del Cesena. Ora è al Catanzaro

di Andrea Baraghini

Per 18 delle 28 squadre impegnate nei playoff di serie C è già ora di scaldare i motori. Domenica in programma c’è il primo turno della fase dei Gironi, si gioca con la formula della partita unica senza appello ovvero chi vince va avanti mentre chi perde saluta tutti, primo passo di un cammino che prevede poi l’ingresso graduale di tutte le altre dieci contendenti. Una “post season” lunga ed estenuante, che terminerà con la finalissima del 12 giugno dalla quale uscirà il nome della quarta squadra promossa in B insieme a Bari, Modena e Sudtirol, e che ha bisogno di un approccio particolare se si vuole arrivare in fondo. Questo almeno il pensiero di Alfio Pelliccioni, sammarinese classe 1955, per due stagioni direttore sportivo bianconero ed ex d.s. anche di San Marino, Portogruaro, Santarcangelo e Monopoli. A lui il compito non facile di costruire la squadra in serie D all’indomani del fallimento dell’ Ac Cesena nel 2018 e Pelliccioni lo ha fatto anche l’anno successivo in serie C, mentre ora è il d.s. di un Catanzaro arrivato secondo, alle spalle del Bari, nel girone C.

"Occorre mettersi in testa che ora inizia un nuovo campionato- Come si dice in questi casi bisogna “tirare la riga” e dimenticarsi quello che si è fatto durante la stagione di buono e di meno buono. Per chi come noi è arrivato secondo, si torna in campo dopo 23 giorni dall’ultima partita, occorre quindi lavorare bene sulla gambe e soprattutto sulla testa".

Quindi, per chi si è piazzato meglio in campionato, tutto questo vantaggio non c’è?

"Ci sono pro e contro in questa formula. Da una parte ci sono meno partite e più tempo per recuperare energie e infortunati. Dall’altra non c’è, come durante la stagione, l’impegno settimanale che ti tiene lì con la testa. Devi fare in modo di farti trovare pronto per dare il massimo quando scenderai in campo".

Meglio quindi quando tutto si risolveva al massimo in tre partite?

"Il regolamento fu cambiato qualche anno fa perché ad un certo punto della stagione c’era tutta una fascia di squadre che, non avendo più obiettivi da raggiungere, tiravano i remi in barca. Magari facevano giocare i giovani o comunque scendevano in campo senza motivazione e questo poteva rendere il campionato meno credibile e competitivo. Non so se sia meglio o se sia peggio, di sicuro l’aver allargato il numero delle partecipanti ha fatto in modo che fino all’ultima giornata tutti abbiano qualcosa per cui lottare".

Quali saranno squadre più accreditate ad essere protagoniste fino alla fine?

"Teniamo conto che solo nel nostro girone, oltre a noi, anche Palermo e Avellino avevano allestito la rosa per arrivare primi. Se a queste aggiungiamo la Reggiana, che è arrivata seconda con un distacco enorme dalla terza, e ci mettiamo anche il Padova, ecco fatto l’elenco di chi, a mio avviso, si gioca la vittoria. Di tutte queste ne va su una, quindi saranno dei playoff molto agguerriti e difficili".

Per il Cesena invece che cammino prevede?

"Il Cesena ha fatto un campionato non buono, direi ottimo. Onestamente, rispetto alle squadre citate prima, guardando la rosa, forse ha qualcosa in meno, ma il calcio non una scienza esatta e nei playoff tutto può veramente accadere".

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