Giuseppe Fabbri, vicepresidente dei Tigers
Giuseppe Fabbri, vicepresidente dei Tigers

Cesena, 16 maggio 2019 - Due a zero nella semifinale playoff per la A2 con due vittorie ottenute a Piombino, l’inerzia tutta dalla parte di Cesena e la squadra che sta continuando a salire di colpi. Aria torrida e adrenalina che si taglia a fette: il clima preferito di Giuseppe Fabbri, il vulcanico vicepresidente degli Amadori Tigers che chiama alle armi tutta la città, chiedendo una presenza in massa domani alle 21 al Carisport nella gara che può valere il passaggio del turno.

Fabbri, è il momento di spingere ancora di più sull’acceleratore.

“Quando a luglio dissi che volevamo la A2 non parlavo a caso. Stiamo andando bene, siamo in forma, abbiamo mostrato buone cose; giù il cappello davanti a questo. Ma parliamoci francamente: non abbiamo ancora fatto niente. Il bello viene adesso”.

Intanto avete espugnato due volte un campo durissimo.

“Piombino ci ha messo l’anima, ma non è bastato, perché dall’altra parte c’erano i veri Tigers, quelli ritornati dopo essersi messi alle spalle un momento difficile e che ora sono pronti a continuare sulla strada giusta”.

La metamorfosi è arrivata in gara3 con la Sangiorgese.

“La ricordo bene, ero in tribuna”.

Non passa mai inosservato.

“Sono particolarmente caloroso, è vero. E’ il mio modo di vivere lo sport e di trasmettere emozioni agli altri. A volte mi definisco un ‘dirigente ombra’: sono ovviamente vicepresidente a tutti gli effetti, ma preferisco la figura del tifoso genuino e frizzante rispetto a quella istituzionalmente più formale”.

La squadra lo apprezza.

“Per forza, siamo colleghi”.

Prego?

“Gioco anche io. Nelle serie minori, a volerla dire tutta, ma il modo di approcciare le gare non cambia”.

Questione di adrenalina.

“Non solo. Continuando a pescare dal mio curriculum, faccio presente di annoverare anche il tesserino da allenatore. Mi piace parlare ai ragazzi e mi piace confrontarmi con loro, provando a mettere nel piatto di volta in volta quello che è più utile”.

Dunque da ‘collega’ di coach Di Lorenzo, che dice del suo lavoro alla lavagna?

“Sono molto soddisfatto. I nuovi giochi che stiamo introducendo mi piacciono e sopratutto sono efficaci”.

In ogni caso la sua professione ufficiale è quella di promotore finanziario.

“Vero, ma quando mi avvicino al parquet divento un ‘promotore di emozioni’. Il mio entusiasmo è contagioso perché è genuino”.

In vista di gara 3 servirebbe contagiare tutto il Carisport.

“Lo spero tanto. Questa squadra se lo merita, per quello che sta mettendo in campo e per la determinazione nel raggiungere il nostro obiettivo. Vogliamo vincere e vogliamo farlo tutti insieme”.

Cesena ha una grandissima tradizione di tifo.

“Faccio un appello a tutti gli appassionati, di basket, di calcio di volley: venite a vederci, venite a darci una mano. Siamo nella fase cruciale della stagione, abbiamo bisogno di voi. In cambio offro una garanzia”.

Sentiamo.

“Al Carisport si lotta, si soffre, si suda, si fa l’impossibile per arrivare primi su un pallone, per strappare un rimbalzo in più, per fermare un avversario in contropiede. Per vincere. Al Carisport ci si diverte sempre”.

Qual è la miglior gratifica per un promotore di emozioni? Vincere. Vincere 3-0. Vincere davanti alla sua gente.