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5 apr 2022

"Botte e minacce per il pizzo" Estorsione: quattro condanne

Inflitte pene che variano da tre a sette anni. Adesso gli imputati. possono presentare appello

L’avvocato Pietro Antonio Siciliano
L’avvocato Pietro Antonio Siciliano
L’avvocato Pietro Antonio Siciliano

Botte e minacce, per costringere due connazionali a pagare il pizzo. Per questo ieri sono stati condannati quattro cinesi, per quanto avvenuto a Civitanova dal maggio 2013 al marzo 2014, quando poi era arrivata la polizia. A far scoprire la vicenda era stata una cinese, che gestiva con una connazionale un centro estetico. La donna aveva detto alla polizia di aver subito minacce e anche aggressioni fisiche da parte di alcuni cinesi, che pretendevano da lei 3.200 euro. Se non avessero accettato di pagare il pizzo, loro sarebbero tornati a fare danni nel loro negozio. A queste richieste si sarebbero aggiunti calci e botte, con le quali intanto gli estortori si sarebbero impossessati di 500 euro, come acconto. Le due, terrorizzate, avevano dunque chiesto aiuto alla polizia. Dopo aver concordato un appuntamento per pagare la somma richiesta, gli agenti erano andati al centro estetico il 26 marzo del 2014, trovando lì i cinesi. Uno del gruppo però se la sarebbe presa anche con un agente, per questo lui, Chenjan Zhou, è stato accusato anche di lesioni, oltre che di estorsione in concorso con Maoti Chen, Litang Huang e Ping Ye, residenti a Treia, Corridonia e Monte San Giusto.

Per Zhou il pubblico ministero Rita Barbieri ha chiesto la condanna a pene tra gli otto anni e quattro mesi e i cinque anni. Alla richiesta si sono opposti i difensori degli imputati, gli avvocati Pietro Siciliano e Lidio Palumbo sottolineando, in particolare, che la donna che aveva presentato la denuncia non si era mai presentata in tribunale a confermare le sue accuse, e il verbale era apparso di ardua comprensione, visto che lei parlava poco l’italiano. Alla fine il collegio dei giudici di Macerata ha inflitto a Zhou la condanna a sette anni di reclusione, e agli altri tre a sei anni. Gli imputati ora potranno fare appello.

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