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23 apr 2022

Gaggegi fiero protagonista della liberazione Il nipote: "Fermato dai fascisti, scappò in bici"

23 apr 2022
giuliano forani
Cronaca
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi
Leo Tarchi, nipote di Giuseppe Gaggegi

di Giuliano Forani

Domani alle 10.30, su proposta dell’Anpi, il tratto di pista ciclabile che va dal monumento ai caduti fino a piazza Gramsci sarà intitolato al maestro Giuseppe Gaggegi, personaggio caro alla città. Un atto dovuto a ricordo di un uomo che fu protagonista nella lotta partigiana e che, su proposta del Comitato di Liberazione Nazionale, ricoprì per alcuni mesi anche la carica di sindaco. Ma chi era in realtà il maestro Gaggegi? Ce lo dice Leo Tarchi, ex calciatore ed unico suo nipote. "Mio nonno aveva mille interessi ed un dinamismo straordinario. Era un repubblicano, amante del libero pensiero, laico rispettosissimo, persona di cultura con una passione sconfinata per la bicicletta".

Ha ricordi particolari?

"Ne ho un’infinità. Per me, che ho perso mio padre da bambino, lui è stato molto più di un nonno. Aveva conoscenza sparse da tutte le parti. A 12 anni mi portò a Recanati per farmi conoscere Beniamino Gigli. Ogni tanto mi mollava qualche lira per un gelato o, magari, per fare un giro sull’autoscontro. Quando serviva, però, era molto severo. Ricordo un suo schiaffo, l’unico della mia vita, che mi svoltò la testa. A 18 anni si imbarcò per Shanghai dov’era in atto la ’Guerra per le Concessioni’. E poi la guerra partigiana… Fu protagonista, non sapeva cosa fosse la paura, amava il rischio e non si tirava mai indietro. Mi ricordava spesso quando in bici, nei pressi del ponte sul Chienti, venne fermato da un gruppo di fascisti. Lui scese di sella, scambiò con loro alcune parole e poi, approfittando di un attimo di distrazione, rimontò in bici e riuscì a scappare. Amava troppo la libertà per rassegnarsi a finire in mano ai fascisti e poi in galera".

La famiglia com’era?

"Il padre era un garibaldino e, pare avesse partecipato alla Spedizione dei Mille. La mamma, maestra, era una cattolica osservante, amica di Rosa Maltoni, mamma di Mussolini".

Gaggegi, invece, era un laico inossidabile…

"Sì, ma molto rispettoso. Sulla novantina, però, spinto dalla nonna, si avvicinò un po’ ai preti, ma in modo molto discreto e riservato".

Era un maestro severo?

"Il giusto. Dalla sua scuola, mi raccontava, sono usciti personaggi come Enrico Mestica e perfino un certo Claudio Pica, ovvero Claudio Villa, che venne da Roma a Civitanova a prendere il diploma".

E il Gaggegi ciclista?

"La bici era la sua vita. Era amico di Guerra e Binda, Bartali e Coppi, il quale gli scrisse una lettera che ancora conservo gelosamente". "Era contento e mi sosteneva. Veniva anche a vedere le partite. Io non volevo, ma lui veniva di nascosto. Io lo scoprivo dopo".

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