Un 59enne ha sporto denuncia contro i familiari (Foto di repertorio Germogli)
Un 59enne ha sporto denuncia contro i familiari (Foto di repertorio Germogli)

Civitanova Marche (Macerata), 11 maggio 2019 - Aggredito lungo corso Umberto, mentre con il suo compagno stava andando alla stazione ferroviaria per salire sul treno che lo avrebbe portato a Bologna, dove vive. «È stata una aggressione omofoba e violenta e quel che è più grave è che sono stati i miei familiari», racconta un 59enne, libero professionista. Marchigiano di origine – di un paese dell’entroterra maceratese –, a Civitanova, che frequenta per pochi giorni all’anno d’estate per trascorrere le vacanze, era di passaggio. Quello che è accaduto, alle 13 del 14 aprile, lo ha messo nero su bianco in una denuncia presentata ai carabinieri – alla caserma Bologna Mazzini – appena ha fatto rientro a casa, e nella quale chiama in causa sua sorella e suo nipote, figlio di lei.

«Stavamo camminando con il mio compagno con cui vivo da dodici anni, sul marciapiede, e – ricorda – ho visto mia sorella da lontano. Lei non mi ha mai accettato. Da quando vivo col mio compagno, dai miei familiari ho ricevuto solo insulti anche su messaggi telefonici, che conservo tutti. Non abbiamo dei buoni rapporti da anni e così io ho tirato diritto».

«All'improvviso ci hanno aggrediti alle spalle, in una sorta di agguato, e ci hanno insultato e spintonato – racconta ancora –. Io, tra altro, mi muovevo sulle stampelle per una operazione subìta e non so come sono riuscito a difendermi e a non cadere. Anche il mio compagno è stato insultato in modo pesante». Nel verbale sottoscritto in caserma l’uomo ha riferito di avere subìto anche delle minacce. «Mi hanno detto – riferisce – ‘ti ammazzo, ti spacco la faccia’. Intanto mi spintonavano e gridavano ‘fuori da Civitanova, qui non devi farti più vedere’, fino a minacciarmi con frasi come ‘ti do una coltellata’ oppure ‘conosciamo gente che può scoraggiarti dal venire a Civitanova’. Nessuno si è fermato ad aiutarci, nonostante fosse evidente che io ero in grave difficoltà. Mai capitata una cosa del genere, e adesso ho paura».

Il 59enne si è rivolto anche ad associazioni e legali che tutelano le persone gay, «perché quel che fa davvero male – spiega – è sentirsi dire ‘sei un deviato’. Parole così non le posso sopportare. Noi siamo delle persone semplici, viviamo una vita tranquilla a Bologna. Non ci è mai successo di dovere subìre delle violenze come queste, specie se vengono da familiari, ma purtroppo è proprio da questo ambiente che spesso partono le vessazioni più violente». Un mese dopo i fatti, si è deciso a renderli pubblici, «perché – conclude – l’omofobia va sempre combattuta e denunciata. Spero che la denuncia vada avanti e che la giustizia faccia il suo corso. Se tornerò a Civitanova? Vorrei poterla frequentare come faccio ogni anno per un paio di settimane d’estate, ma senza dovere avere paura».