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26 apr 2022

Il libro dedicato ad Annibal Caro "Fu un riferimento per l’Europa"

La fortuna letteraria nei secoli analizzata nel volume presentato a Civitanova dal prof Enrico Garavelli

ennio ercoli
Cronaca
Garavelli (secondo da sinistra) con le relatrici, Enrica Bruni e il prof Verdenelli
Garavelli (secondo da sinistra) con le relatrici, Enrica Bruni e il prof Verdenelli
Garavelli (secondo da sinistra) con le relatrici, Enrica Bruni e il prof Verdenelli

di Ennio Ercoli

Annibal Caro, letterato del Cinquecento nato a Civitanova nel 1507 e morto a Roma nel 1566, traduttore dell’Eneide di Virgilio, è stato (ed è) una figura di riferimento in ambito europeo. Lo hanno spiegato il prof Giulio Ferroni, docente alla Sapienza di Roma, e il prof Enrico Garavelli, docente all’Università di Helsinki. Garavelli ha appena pubblicato (edizioni "Aracne" di Roma) un interessante studio, presentato nei giorni scorsi a Civitanova, intitolato "Annibal Caro in Europa. Primi sondaggi". L’appuntamento è stato organizzato dall’osservatorio civitanovese su Annibal Caro. Il volume comprende i contributi di molti studiosi: Nunzio Bianchi (Università di Bari), Michele Curnis (Università di Madrid), Joanna Donefner (Varsavia), Chiara Lastraioli (Ginevra), Giulia Lombardi (Monaco di Baviera), Francesco Lucioli (University college di Dublino), Vera Nigrisoli Warnhjelm (Università Dalarna-Svezia), Martyna Osuch (Varsavia), Francesco Venturi (Oslo), Marta Wojtkowska-Maksymik (Varsavia). Ci sono ragioni precise che spiegano la fortuna nei secoli dell’opera di Annibal Caro: in primis, quando era ancora in vita, l’inclusione di molte "Lettere familiari" nelle antologie e nel 1623 anche nel corpus del secondo "Vocabolario degli Accademici della Crusca". Inoltre, il fatto che non incappò nell’Indice. A partire dal Seicento, la sua prosa è stata considerata "un modello di eleganza e scioltezza stilistica". Nel Settecento era definito il "Cicerone dell’epistolografia". Leopardi scrisse che Caro è stato un "vero apice della prosa italiana". Molto apprezzato anche il Caro satirico, burlesco e gli "Amori pastorali di Dafne e Cloe", stampati nel 1786 dal tipografo Giovanni Bodoni (direttore della Regia Stamperia di Parma), ne fecero un caso letterario per oltre mezzo secolo. Infine l’Eneide, inserita nell’Ottocento in tutte le collezioni economiche o scolastiche di classici, seppe "sbaragliare la concorrenza e imporsi fino all’inizio del Novecento come la versione classica del poema virgiliano", divenendo traduzione per eccellenza pure nella vicina Francia.

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