Il nuovo programma dell’asta del pesce è subito saltato
Il nuovo programma dell’asta del pesce è subito saltato

Civitanova, 12 settembre 2018 - Notte da tregenda nel mercato ittico civitanovese. Non era mai successo, a memoria di pescatore, che per cause tecniche saltasse l’asta per la compravendita del pesce tra i produttori e gli acquirenti. Almeno fino a ieri, quando la nuovissima tecnologia, introdotta in quei locali qualche giorno fa e attesa al debutto, ha fatto clamorosamente tilt senza possibilità di rimedio. E così non un solo pesce è stato venduto attraverso il canale ufficiale, per la disperazione e la rabbia dei pescatori. O, meglio, dei familiari (donne, perlopiù) impegnati nella vendita delle casse, mentre loro si trovavano in mare con le barche. Lo splash è stato acuito dalla circostanza che trattavasi delle prima asta dopo le 6 settimane di fermo obbligatorio. Nel salone erano accatastate 3.000 casse e passa di ogni bendiddio. Soprattutto sogliole, triglie, pannocchie e gamberi, ma anche altre specie. Tanta abbondanza, unita a un’eccellente qualità e a una varietà, come non capita spesso.

«Erano anni – hanno detto alcuni dei produttori – che non si pescava così tanto e così bene alla ripresa del lavoro». Si prevedeva un incasso globale sui 70-80mila euro, provvidenziali per loro anche in vista delle scadenze di pagamenti e oneri vari. Alla fine della giostra, dopo alcune ore di attesa (vana s’è rivelata la speranza di fare partire, seppure in ritardo, l’asta come per incanto) circa 900 casse sono state riposte nelle ghiacciaie del mercato, nella prospettiva di essere vendute l’indomani. Quanto alle altre, i produttori sono riusciti a piazzarle nell’ambito delle contrattazioni informali con gli acquirenti, fuori circuito. Ma in casi siffatti sono questi ultimi ad avere sempre il coltello dalla parte del manico e così i prezzi, inevitabilmente, si sono abbassati. Sugli spalti erano saliti in 100 e pure più, provenienti anche da fuori zona, tra commercianti all’ingrosso, ristoratori e dettaglianti. Come dicevamo, è stato il sofisticato programma della nuova asta a fare cilecca. Evidentemente nei giorni scorsi non era stato collaudato a sufficienza anche se, per la verità, nel pomeriggio di lunedì sembrava fosse tutto a posto, dato che le simulazioni preliminari non avevano registrato intoppi. In realtà però alla prova del fuoco, una volta sotto stress, il sistema ha fallito.

È bastato che i telecomandi assegnati agli acquirenti fossero azionati da decine di mani in contemporanea per bloccare il software. Inutili i tentativi di ripristinarne la funzionalità da parte del personale del Mic (a un certo punto è arrivata anche la presidente, Manuela Bonifazi) e di alcuni tecnici della ditta pescarese, che aveva rivoluzionato l’asta: quasi 300.000 euro di spesa, nell’ambito di una più complessiva riqualificazione del mercato ittico (606.000 euro con contributo regionale attraverso i fondi Feamp), che ha previsto anche la realizzazione di un locale Csm (come centro di spedizione dei molluschi), l’installazione di un distributore automatico del ghiaccio, poi la sostituzione degli infissi nelle sala dell’asta.