Mislim Jao aveva 47 anni
Mislim Jao aveva 47 anni

Civitanova Marche, 26 gennaio 2018 – Il 10 gennaio ha un incidente sul lavoro, nel cantiere di un’abitazione del Borgo Marinaro, a Civitanova: un muro cede e lo travolge, causandogli danni soprattutto al bacino. Viene portato nell’ospedale della città, dove resta ricoverato per una settimana senza essere sottoposto a nessuna operazione chirurgica. Il 17 gennaio viene dimesso, e un’ambulanza lo porta al villaggio container di Tolentino, dove alloggia con la moglie. Deve restare a letto 40 giorni per guarire. Ma mercoledì sera, due settimane dopo l’incidente, viene colto da un malore mentre si trova nel modulo-stanza e muore durante il trasporto al pronto soccorso di Macerata, in ambulanza.

Il protagonista di questa storia tragica è Mislim Jao, un 47enne di nazionalità macedone, operaio edile. A raccontare la vicenda sono i suoi familiari. Non la moglie, sotto choc, ma la figlia Valbona, di 26 anni, un cugino giunto dalla Svizzera, gli amici della comunità macedone che alloggiano con lui ai container e lo stesso datore di lavoro, Ljutvi Imeri.

«Vogliamo solo chiarezza», dicono. L’uomo prima del terremoto abitava a Tolentino, in viale Benadduci, lavorando sempre come muratore. In paese era conosciuto più che altro dai suoi connazionali. Dopo il sisma dell’ottobre 2016, avendo la casa inagibile, era tornato in Macedonia. Da un mese e mezzo però era rientrato nel Maceratese e, passate le vacanze di Natale, aveva ripreso a lavorare nella ditta dell’amico, la Riedil.

Mercoledì 10 gennaio accade l’infortunio sul cantiere, a Civitanova. Il 47enne si trova nello scantinato di un edificio in via Nave quando una parete di mezzo da abbattere, a cui sta lavorando, crolla. «Lamentava dolori al bacino, ho chiamato subito il 118», racconta il titolare dell’impresa, specificando che Mislim aveva un contratto regolare. In un primo momento le conseguenze riportate dalla caduta del muro sembravano gravi, con dolori accusati al bacino e all’addome.

Poi invece la valutazioni cliniche erano state ridimensionate in seguito agli accertamenti effettuati al pronto soccorso di Civitanova. L’operaio non aveva mai perso coscienza. «Il personale medico ha spiegato che non c’era bisogno di sottoporlo ad un intervento chirurgico – dichiarano i familiari –. Sarebbero bastati altri 40 giorni a letto per sistemare il bacino. Non c’erano i termini per un’operazione, secondo loro, e dopo una settimana l’hanno riportato a casa, o meglio al container».

Mercoledì sera intorno alle 19, il 47enne, nel modulo-stanza al villaggio di Tolentino, ha iniziato a sentirsi male. La moglie e dei vicini di stanza hanno chiamato immediatamente il 118, ma nel tragitto verso quella che poteva essere la sua salvezza, è morto. Ieri a Tolentino sono arrivati i parenti dalla Svizzera, tra cui Valbona, l’unica figlia. Aspettano il nullaosta della Procura per riportare la salma, che attualmente si trova all’obitorio di Macerata, in Macedonia, dove verrà organizzato il funerale. La famiglia ieri non aveva ancora nominato, tramite avvocato, un medico per l’autopsia, la cui data dovrebbe essere fissata oggi.