Il terreno del luogo del ritrovamento (foto De Marco)
Il terreno del luogo del ritrovamento (foto De Marco)

Porto Recanati, 29 marzo 2018 - Il giallo di Porto Recanati è in un grumo di ossa umane affiorate nell’arco di una giornata da un pozzo in un terreno sul retro dell’Hotel House. Un ritrovamento fortuito, che ora, a quasi otto anni di distanza, potrebbe riaprire il caso di Cameyi Mosammet, la 15enne bengalese scomparsa da Ancona il 29 maggio 2010, le cui tracce si persero proprio all’Hotel House, dove viveva il fidanzatino Monir Kazi, allora 20enne (l’unico indagato, allora, per la scomparsa della 15enne, con l’accusa di sequestro di persona), e dove per l’ultima volta fu localizzato il cellulare della ragazzina, che viveva ad Ancona con la famiglia. C’è il forte sospetto che siano suoi, infatti, i circa trenta frammenti di ossa che per tutta la giornata di ieri sono affiorati insieme a brandelli di vestiti, una scarpa e poi alcuni effetti personali da un terreno sul retro del palazzone di Santa Maria in Potenza, nei pressi di una casa colonica, nel luogo dove si trova un vecchio pozzo poi abbandonato e coperto di detriti.

Ma c'è un retroscena ancora più inquietante: in serata, infatti, sono stati effettuati degli ulteriori ritrovamenti di ossa non compatibili con la presenza di un solo cadavere, e non è escluso dunque che in quel pozzo ci siano più corpi, non solo quello della ragazzina. Orrore su orrore. Secondo le prime verifiche, quasi tutti frammenti di ossa rinvenuti sono riconducibili a una persona esile, minuta, di sesso femminile, una adolescente con ogni probabilità. Ma gli scavi, sospesi in tarda serata, riprenderanno già stamattina, perché soltanto la parte superficiale del pozzo è stata esplorata. Tutto comincia verso le 10, ieri mattina, quando durante un servizio di controllo in via Santa Maria in Potenza, un finanziere della Compagnia di Civitanova con un cane antidroga nota un osso (un femore) affiorare da un terreno, tra le sterpaglie, fasciato da un brandello di stoffa, forse parte di un paio di pantaloni.

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A quel punto si comincia a scavare con l’ausilio del reparto investigazioni scientifiche della polizia e dei vigili del fuoco, alla presenza del magistrato di turno, il sostituto procuratore Rosanna Buccini, e dei medici legali Mariano Cingolani e Roberto Scendoni. Il femore è in superficie, ma sotto il terreno, a una profondità compresa tra dieci centimetri e un metro e mezzo, immersi nell’acqua, nell’arco della giornata affiorano tra le pietre circa trenta frammenti di ossa umane: una piccola porzione di cranio, parti spezzettate di vertebre lombari e cervicali, costole e due frammenti di ossa pelviche. Una donna, dunque; probabilmente una adolescente, come sembrano confermare anche i brandelli di vestiti rinvenuti insieme alle ossa – un foulard e due frammenti di una maglietta bianca con un motivo ricorrente di labbra che baciano – una scarpa Snikers bianca, un fermaglio per capelli e una collanina. In serata, però, sono stati trovati un omero di dimensioni non compatibili con quelle delle altre ossa e due frammenti di ulna riferibili allo stesso avambraccio. L’ipotesi principale, tuttavia, è che tra quei resti ci siano quelli della 15enne bengalese sparita da Ancona nel 2010, le cui ultime tracce sono un video su Myspace col fidanzato (poi cancellato), un filmato delle telecamere dell’Hotel House del 29 maggio e il segnale del cellulare, che prima di spegnersi una volta per tutte aggancia la cella del palazzone. Ora sarà dunque disposto l’esame del dna (a suo tempo prelevato dalla madre della ragazzina), per avere delle basi certe di comparazione. Resta però da verificare se nel pozzo ci siano anche i resti di altre persone. Le indagini sono condotte dalla squadra mobile e dalla Guardia di finanza di Civitanova.