La Guardia di finanza di Civitanova ha scoperto una serie di furbetti del reddito di cittadinanza
La Guardia di finanza di Civitanova ha scoperto una serie di furbetti del reddito di cittadinanza
Civitanova, 29 novembre 2021 – Ammontano a oltre 25mila euro le somme indebitamente percepite, a titolo di reddito di cittadinanza, da alcuni soggetti scoperti dai finanzieri della compagnia di Civitanova.
La concessione del beneficio, quale misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, è subordinata a una serie di particolari requisiti – da possedere cumulativamente all’atto di presentazione della domanda e per tutta la sua durata – di cittadinanza, residenza, soggiorno, reddito e patrimonio, nonché di ulteriori presupposti di "compatibilità", ovvero la mancata sottoposizione a misure cautelari personali e il non aver subìto una condanna definitiva, nei dieci anni precedenti, per una serie di gravi reati.
Sulla base di questi presupposti, col coordinamento della Procura e in stretta sinergia con la direzione provinciale dell’Inps, sono stati svolti una serie di accertamenti, che hanno permesso di constatare per alcuni soggetti l’insussistenza delle condizioni.
Si tratta, in particolare, di una parrucchiera, dichiaratasi disoccupata, che ha illecitamente percepito somme per oltre 7.000 euro, e di tre persone facenti parte del medesimo nucleo familiare di giostrai (moglie, fratello e sorella del capofamiglia).
La Finanza ha accertato che nonostante due revoche disposte dall’Inps, la famiglia sia riuscita a percepire, di fatto ininterrottamente dal maggio del 2020, oltre 18mila euro di reddito di cittadinanza, con tre diverse istanze, presentate in successione, non appena veniva revocata la precedente (prima quella del fratello, poi quella della moglie e infine quella della sorella), nelle quali aveva omesso di indicare la posizione lavorativa di uno dei familiari e la presenza di più persone all’interno del nucleo familiare, nonché ricorrendo allo stratagemma di dichiarare la residenza in un indirizzo di comodo utilizzato dal Comune per le persone sprovviste, in luogo dell’effettiva dimora, al fine di non essere inclusi nello stesso nucleo.
Oltre alle denunce alla Procura, è scattata anche la segnalazione alla direzione provinciale dell’Inps per l’interruzione dell’erogazione del sussidio e il recupero, peraltro già in fase di esecuzione, delle somme indebitamente percepite.