A destra, Fabio Torresi e la moglie Lucia ieri pomeriggio assieme a due dipendenti per l’ultimo giorno di lavoro nella storica pasticceria civitanovese
A destra, Fabio Torresi e la moglie Lucia ieri pomeriggio assieme a due dipendenti per l’ultimo giorno di lavoro nella storica pasticceria civitanovese

Civitanova Marche (Macerata), 12 marzo 2019 - «Grazie a tutti». Questo il cartello che l’affezionata clientela troverà oggi all’ingresso della Pasticceria Romana. Ieri, infatti, l’attività ha vissuto l’ultimo giorno di una lunga storia che ha accompagnato la crescita della città. Una storia rivoluzionaria per quei tempi, per le sue novità. La «Romana» ha aperto nel 1968, in via Duca degli Abruzzi. L’iniziativa fu di Peppe Torresi e la moglie Peppina. Torresi aveva appreso l’arte di pasticciere a Roma, nella prestigiosa scuola Euclide, ai Parioli. «Impara l’arte e mettila da parte», dice l’antico adagio. E lui lo fece portando la sua esperienza in città. «Venivamo da origini popolari e l’investimento era un azzardo – racconta Sergio, uno degli otto figli –, ma ci rendemmo conto che la scelta era azzeccata quando alla sera si facevano i conti: alla prima domenica, 250mila lire, una tombola per quei tempi».

Tanto che presto ci si trasferì in corso Umberto, 650 metri quadrati. I prodotti della Scuola Euclidea di Peppe andavano a bomba. A lavorar tutti i figli: Anna Maria, Giuseppe, Sergio, Luigi, Fabio, Massimo, Tina e Franco. La fantasia era di aiuto. «Fummo i primi, nel 1968, a portare la panna montata – dice Fabio, ultimo gestore –, la centrale di Ancona ce ne serviva dieci litri e in una sola domenica confezionammo 1.800 cigni di panna che vendemmo a 350 lire. Negli anni ’70, invece, introducemmo la tavola calda e gli aperitivi, idee che presto vennero esportate da ogni parte. Nel 1975 entrò in funzione il grottino rosso, ristorante dove il guru del turismo, Nicola Orlandi, indirizzava cantanti e artisti che si esibivano nella zona. Qui vennero Lucio Dalla, De Gregori, i dj Rossitto e Lazzari, altri grandi del tempo».

Nel 1975, vera invenzione fu il Peter Pan, discoteca-matinè ove si ballava di pomeriggio. «Aveva una capienza di 400 posti – racconta Fabio –. Si esibivano cantanti, attori e attrici, la gente confluiva da tutte le parti. Mio padre, però, preferiva pasticcetti e torte alle danze e presto si chiuse». Accoglienza anche alla politica, racconta sempre Fabio: «Qui passarono Forlani e Almirante, Veltroni, Dalema, Gentiloni, Casini e altri. La Romana era un fiore all’occhiello, ed anche gli industriali la sceglievano per le grandi occasioni». Marina, la figlia di Fabio e Lucia, aprì anche alla cultura, soprattutto jazz: tra gli ospiti Paolo Fresu, jazzista di fama mondiale. La chiusura pone fine a un capitolo di vita importante per Civitanova, ma perché chiudere? «Sono tanti i motivi – spiega Fabio –, ogni storia ha una sua fine. All’inizio eravamo otto fratelli, oggi siamo rimasti soli. Chiudiamo con rammarico, ma lasciamo come eredità i tanti barman e pasticceri che dalla Romana hanno appreso l’arte dei cocktails e di altre fini dolcezze».