Bologna, 6 agosto 2020 - Ci eravamo dimenticati delle badanti, quella legione straniera silenziosa e insostituibile per gli anziani e le famiglie d’Italia. Nessuno ce l’ha con loro, anzi. Guai a chi le tocca. Però di questi tempi con il consistente flusso da e per i Paesi dell’Est da cui proviene la maggioranza di esse possono rappresentare un problema. Un problema Covid.

Il nodo non sono le signore medesime, ma l’incertezza delle misure di sicurezza nei loro Paesi d’origine e l’assenza di una rete di controlli sanitari al rientro in Italia dopo le vacanze a casa. Proprio mentre l’Est Europa brucia di virus. Partono in sicurezza dall’Italia dopo mesi di isolamento, mascherine, distanziamento. Ma quando rientrano? Che controlli hanno fatto prima di partire? Hanno fatto i tamponi? Bulgaria, Moldavia, Ucraina, Bosnia, ma anche Paesi Ue come la Romania, con reti sanitarie non sempre affidabili, stanno vivendo l’incubo del virus che cresce, mentre da noi cala.

La Regione Emilia Romagna ieri è corsa ai ripari al fotofinish: le badanti dovranno avvisare l’Asl di competenza e sottoporsi ad un tampone al rientro nelle autostazioni e negli aeroporti. Bene. Ora il sistema è da organizzare: va fatto subito e in fretta. Fino a un paio di giorni fa tutto era lasciato all’iniziativa del singolo. All’arrivo controlli morbidi, un’ autodichiarazione, un termoscanner per la febbre e via. Buongiorno e arrivederci. All’autostazione di Bologna, un terminal fondamentale per le assistenti che partono e tornano dall’ Est, ogni settimana ci sono almeno 200 arrivi soprattutto d’estate.

All’aeroporto Marconi di Bologna ogni sette giorni atterrano 14 voli dalla Romania,7 dall’Ucraina, due dalla Bulgaria. Una folla di passeggeri che va monitorata di più e meglio. E dove non arrivano le verifiche sanitarie deve arrivare il buonsenso delle famiglie guidando preventivamente le assistenti ai controlli. Già dobbiamo difenderci da chi non rispetta le regole in Italia. Cerchiamo di evitare i rischi d’importazione.