Ravenna, 15 maggio 2019 - Il giorno che lo capiremo, saremo un pezzo avanti. Quando comprenderemo che tutto è cambiato e quindi anche noi dobbiamo cambiare, faremo un passo in più per diventare un paese normale, il che non sarebbe male. Perché di solito noi italiani siamo bravissimi a gestire le emergenze naturali, ma molto meno a prevenirle. Che volete, è nella nostra natura: grande cuore ma anche grande burocrazia, il famoso granello di sabbia che finisce sempre per rallentare tutto, posticipando sistematicamente interventi nel nome di qualche protocollo o altra carta bollata.

Solo gli sciocchi possono continuare a sostenere che il cambiamento climatico è giusto uno slogan da ambientalisti. Che tutto sia diverso, è sotto i nostri occhi: dalle tempeste di vento che in dieci minuti sradicano tetti e sollevano auto, alle bombe d’acqua, ma per chi ancora non è convinto ecco un dato sul quale riflettere: nell’arco di tutto lo scorso febbraio nel territorio del Comune di Ravenna sono caduti appena 10,4 millimetri di pioggia. Fra domenica e lunedì scorsi ne sono piovuti invece 100 millimetri in 36 ore, la quantità di pioggia media del mese di maggio.

È come se primavera e inverno si fossero scambiati i vestiti per ingannare il pubblico in una recita beffarda, ma il fatto è che dovremo abituarci a un colpo di scena dopo l’altro: dal caldo al gelo, dalla siccità al diluvio. Dite che è sempre stato così? No, non con tale veemenza. Dovremo abituarci ed intervenire. Ed è un discorso che vale per le istituzioni e anche, come suggerisce l’ingegnere Mauro Vannoni della Protezione Civile, per i privati cittadini, consigliati a difendersi da soli di fronte a un clima che può sorprenderti in qualsiasi momento, dal quale non devi farti trovare impreparato e ti devi, ahimè, comportare un po’ come come quei cittadini statunitensi che si attrezzano contro gli uragani.

Bisogna cambiare per non essere travolti. E prevenire. A volte non serve, come nel caso del disastro di Villafranca, a Forlì (dove il quadro appare diverso del solito con molti aspetti da chiarire), ma spesso aiuta. Esempio, ci sono due paeselli, Cannuzzo e Matellica, al confine fra Ravenna e Cervia, più volte allagati in passato dalle piene del fiume Savio, lo stesso che l’altro giorno ha affogato mezza Cesena. Dopo tanti disastri, nel 2014 si decise di intervenire, con spostamento degli argini e allargamento del fiume, rendendolo così in grado di contenere molta più acqua. E così quando lunedì mattina il Savio in piena ha bussato con prepotenza alla porta di Cannuzzo, non è potuto entrare