Bologna, 21 luglio 2021 - Una cosa certa in questa storia c'è: la pena non è mai stata applicata e la delinquente di turno è sana salva. E così una donna bosniaca di etnia rom con alle spalle una onorata carriera di ladra seriale durata vent'anni, considerata socialmente pericolosa negli atti giudiziari, con 67 nomi fasulli utilizzati per compiere i furti non è mai finita in carcere.

Ancona, donna con 67 alias: scattano sequestri per 260mila euro

Certo, i giudici si sono occupati diffusamente di lei appioppandole anche 15 anni e 8 mesi di carcere, pena mai applicata per le gravidanze a raffica, intense quasi come i furti. Almeno adesso,  nonostante la lentezza delle dinamiche giudiziarie, un risultato è stato ottenuto: la Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad una misura a carattere patrimoniale che ha portato al sequestro di appartamenti, auto di lusso come una Porsche Panamera, camper e altri beni in aggiunta a denaro custodito su conti  depositi per 260mila euro distribuiti tra Falconara marittima, Macerata e Ancona.

In Italia la facciamo tanto lunga con la riforma della Giustizia poi scopriamo che esistono situazioni surreali come questa. Bambini e furti per vent'anni, da quando appena 14enne secondo la guardia di Finanza, la signora ha cominciato ad alleggerire le tasche e forse gli appartamenti delle persone. Certo, forse il carcere non si concilia con le gravidanze e a legge giustamente tutela questo aspetto, ma ci si chiede come in vent'anni non sia stato possibile interrompere la carriera di questa professionista.

Un modo ci deve essere, altrimenti il privato cittadino non capisce più in che Italia viviamo. L'impunità non deve essere concessa a nessuno e qui o il meccanismo non è stato applicato in tutte le sue maniglie oppure la Giustizia è distratta. Per completezza chiedere alle vittime della ladrona con 67 alias.