Bologna, 5 maggio 2019- Il ritorno dell’Educazione civica a scuola è una buona notizia. Per tutti. Questo giornale, un anno fa, lanciò un messaggio in bottiglia augurandosi che qualcuno lo raccogliesse: riportare nelle aule italiane quella che definimmo educazione alla vita 3.0. Non l’Educazione civica vecchia maniera – l’ora più amata dagli studenti e più bistrattata nella storia della pubblica istruzione – ma un sostegno educativo che consenta a giovani e famiglie di muoversi nella vita digitale, tanto più reale quanto sempre meno vera.

Il messaggio è stato raccolto da tanti: forze politiche – da sinistra a destra – e mondo della scuola, docenti, presidi e studenti. Si è mossa l’Anci, l’associazione dei Comuni italiani con, in prima fila, il sindaco di Firenze, Dario Nardella. In Parlamento la Lega ha presentato la proposta che – se passerà, come prevedibile, anche al Senato – darà vita a una legge della quale tutti dovrebbero essere orgogliosi. Se verrà riempita di sostanza, se sarà dotata di risorse. La legge prevede che Educazione civica diventi materia curriculare con voto in pagella: 33 ore di lezione tenute dai professori di tutte le materie.

Fin troppo ampio l’elenco degli argomenti: principi costituzionali, educazione alla legalità, tutela del’ambiente. Molto nobile e incontestabile. Ma se è colpevole bocciare le buone intenzioni senza aspettare la prova dei fatti, il rischio che la nuova Educazione civica somigli alla vecchia, esiste. Un’altra lacuna in attesa di smentita riguarda l’educazione digitale: le nuove generazioni hanno saperi tecnologici superiori a quelli di chi è appena più grande di loro. Figuriamoci a quelli di genitori o zii. I più giovani provano sulla propria pelle modi di vita, esperienze, legami sociali deboli mediati da smartphone e social. Si pensano maestri di se stessi perché dominano la tecnologia meglio dei maestri autentici, dalla famiglia ai docenti. Dall’altra parte: madri, padri, fratelli maggiori, gli educatori, quei quattro preti che tentano di fare qualcosa. La comunità degli adulti, disarmata, dimentica che scienza, conoscenza e valori sono gli anticorpi al dominio della tecnica. L’Educazione civica è un primo passo, l’educazione digitale il prossimo. Non lasciamoci soli nelle mani di un algoritmo.